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1° Gruppo di Lavoro “L’amianto in Tribunale”

Coordinatori: Benedetto Terracini (epidemiologo - Torino) , Enzo Merler ( Registro  mesoteliomi

del Veneto), Giuseppe Cimmarotta (magistrato Noli), Armando Vanotto (Aiea nazionale), Dario Miedico (medico legale, Medicina Democratica), Avv. Patrizia Sadocco, (avv. di parte civile nel processo contro la Marina Militare – Padova), Massimo Menegozzo(Registro Mesoteliomi della Campania);

Iscritti: Ignazio Barbuto (Federazione Intesa) , Avv. Laura D’Amico, Avv. Botasi Francesco, Stefano Zirulia Borsista di ricerca del Centro Amianto di Casale Monferrato (incaricato di svolgere il progetto intitolato Monitoraggio dei procedimenti giudiziari in tema di effetti dell'amianto sulla salute e creazione di una banca dati), Avv. Michele Torti (AIEA Broni e Oltrepo'), Luca Masera , Dott.ssa Marta Pelazza;

Avv. Giuseppina Marciano (parte offesa nel procedimento contro Pirelli- Bicocca di Milano), Marco Chiavistelli ( Amianto e Geotermia – Alta Val di Cecina (PI) ), Elio Quattrociocchi - Giovanni Carini - Gabriele Sorteni (AIEA Sez. Ferentino ), Avv. Maria Emanuela Sborgia ( Avv. Penalista – Bari ), Mario Fiore (Contramianto e altri rischi onlus )Davide Bottegaro - Chiara Paternoster - Rita Nardi ( AEA Monfalcone ),

Orio Castagnoli – Milena Baccoli ( Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di lavoro e nel Territorio) , Enrico Attanasio, Avv. Laura Mara (avv. delle parti civili Medicina Democratica ed AIEA nei processi contro i vertici Fincantieri e Montefibre di Verbania);

 

Molte sono le cause in corso intorno al problema. Vittime dell’amianto (loro famigliari), associazioni, istituzioni e sindacati sono costituiti o si costituiscono parte civile. In questo gruppo facciamo riferimento a quelle penali e discutiamo di quanto le controparti ci sollevano. Alcune (poche) sentenze danno loro ragione. Occorre pertanto affinare le argomentazioni, portare eventuali nuove prove a favore della nostra tesi. E’ diffusa fra le controparti la tesi per cui il nesso preciso di causalità non è dimostrabile perché tante sono le possibili fonti. Se poi vi è una fonte certa, la contaminazione della persona è avvenuta all’inizio dell’esposizione, le dosi dovute all’esposizione successiva sono irrilevanti ai fini della malattia. Anche se meno ripetuta vi è pure la tesi attribuita al prof. Chiappino, ovvero dell’impossibilità di fermare, nel passato, le fibre ultracorte e ultrafini con i mezzi di protezione individuale che avrebbero dovuto essere messi a disposizione dei lavoratori.

 

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