ARTICOLI STAMPA

dal quotidiano “Provincia Pavese”

( Articoli inviati da Silvio Mingrino Presidente AVANI )

 

14/10/2009 - BRONI - Mingrino (Avani): "Il sindaco non ci ha capiti. Pamparana ha ragione si deve mettere un cartello"

 

CASO FIBRONIT – BRONI

BRONI. “Il primo cittadino di un paese come Broni, altamente contaminato da amianto e con una presenza di malati per l’asbesto che per 25-30 anni non sanno di essere malati per poi arrivare in brevissimo tempo alla morte, non può limitarsi a fare un appello al ministero del lavoro e dell’ambiente, ma dovrebbe andare di persona in quei ministeri indossando quella fascia tricolore in rappresentanza dei suoi cittadini, a reclamare il loro diritto alla vita, garantito anche dalla Convenzione Europea per il diritto alla vita e base di ogni ordinamento giuridico”.
Silvio Mingrino presidente dell’Avani, è fortemente critico verso le dichiarazioni del sindaco Luigi Paroni mandate in onda dall’Indignato Speciale del TG5 di lunedì scorso.
“Il sindaco ha interpretato male l’istanza dell’Avani in merito ad un fondo per i malati di mesotelioma – aggiunge Mingrino -; non gli abbiamo mai chiesto ordinanze straordinarie ma costituire un fondo, anche di 1 solo euro, da cui partire per sollecitare fondi dalle istituzioni, Provincia, Regione e Stato. Perché ad esempio non farsi promotore di una iniziativa con le compagnie telefoniche per attivare un numero cui poter inviare il proprio contributo? Se si fa per l’Abruzzo, per Messina, per i colpiti dalle calamità naturali, perché non farlo anche per Broni, dove abbiamo tanti morti per amianto?”.
Mingrino concorda poi con il giornalista Andrea Pamparana: “Metta un cartello che indica la presenza di amianto nell’area della Fibronit e laddove questo materiale è presente in città. Lo scorso mese c’è stato un altro decesso per mesotelioma: non si può più accettare che le istituzioni restino a guardare in silenzio”.

 

 

 

01/08/2009 - BRONI - Mingrino: "Il sindaco non mi ha ancora risposto".

CASO FIBRONIT - BRONI

BRONI. Ha protocollato in Comune una petizione supportata da 314 firme raccolte in tre occasioni diverse con la quale chiedeva la costituzione di un Fondo comunale di solidarietà per aiutare le vittime dell’amianto e di solidarietà per i malati di mesotelioma. Silvio Mingrino presidente dell’associazione bronese A.V.A.N.I. però, conferma di non aver ancora avuto risposta. “Tenendo conto della situazione grave, del numero di malati e morti per mesotelioma nel nostro comune e di altre patologie correlate all’asbesto – commenta Mingrino – mi stupisco di questo silenzio. La petizione era nata dal fatto che la raccolta dei fondi parte da una cifra anche minima da parte del Comune ma poi deve essere il Comune a farsi parte diligente con le altre istituzioni, Provincia, Regione e Stato per raccogliere fondi e avviare iniziative come quelle nate per aiutare l’Abruzzo; non sono idee impossibili da realizzare”. A conferma della fattibilità, Mingrino porta la risposta dei sindaci della provincia di Latina: “Una ventina di giorni dopo l’incontro del 28 maggio in cui si presentava a Latina un libro di Ezio Bonanni sull’amianto – racconta Mingrino – mi è stato comunicato che ben 40 comuni della provincia di Latina avevano fatto proprio questo progetto. Perché non accade così anche a Broni? Perché qui il sindaco, autorità preposta a tutelare la salute pubblica tarda a decidersi nonostante un migliaio di morti per mesotelioma e tanti malati vittime dell’amianto?”. E Mingrino avanza anche un’altra proposta per aiutare chi soffre senza che debba anche affrontare disagi e costi di un viaggio e di un ricovero lontano per farsi curare. “Sappiamo della dismissione dell’attuale ospedale Arnaboldi; con tanto spazio disponibile perché non fare un accordo con la Umanitas di Milano o la Maugeri di Pavia o anche altre strutture sanitarie che fanno ricerca e cura affinché questa struttura diventi un centro per i malati dell’amianto? Perché non ripagare almeno con un servizio sul territorio chi soffre per un’azienda del territorio?”. Le proposte di Mingrino e dell’Avani per combattere la lentezza e l’inerzia delle istituzioni sul tema amianto sono continue e vanno anche in appoggio ad altre iniziative attuate dall’avvocato Ezio Bonanni di Latina. “L’iniziativa è partita da Latina ma noi come AVANI, la sosteniamo per il nostro territorio – spiega Mingrino -. Bonanni ha infatti comunicato al senatore Felice Casson di aver messo in mora il ministro del lavoro e il presidente del consiglio per inadempienza dell’obbligo giuridico di emanare il regolamento attuativo del Fondo Vittime dell’Amianto”. In pratica, la legge che fermava la lavorazione dell’amianto, prevedeva anche la creazione di un Fondo per il risarcimento delle vittime e indicava la necessità di un Regolamento attuativo. “E’ inconcepibile che una legge che attribuisce un diritto soggettivo non possa essere applicata dall’INAIL – scrive Bonanni a Casson – perché il Governo prima di Prodi e poi quello di Berlusconi, non adempie ad un obbligo di legge. I benefici del Fondo sono un diritto soggettivo a copertura costituzionale”.

08/08/2009 - BRONI - Due nuove interrogazioni parlamentari sull'amianto.

CASO FIBRONIT - BRONI

BRONI. Due nuove interrogazioni parlamentari a fine luglio hanno riportato l’attenzione dei parlamentari sul problema amianto e quindi anche sul caso Fibronit che rimane fra gli irrisolti dal punto di vista economico e giudiziario in Italia. La prima interrogazione è stata presentata al Senato dal senatore Felice Casson e firmata da 12 senatori; la seconda è stata presentata alla Camera e firmata da quattro parlamentari donne prima firmataria la Sesa Amici con Teresa Bellanova, Delia Murer e Alessia Maria Mosca. “E’ un dato importante – commenta Silvio Mingrino presidente dell’A.V.A.N.I. di Broni – perché dimostra che l’attenzione resiste anche se occorre smuovere le istituzioni come ha fatto l’avvocato Ezio Bonanni con la recente sentenza del Tar”. Il problema aperto è infatti quello della messa in opera del Fondo Vittime dell’amianto che, previsto dalla finanziaria 2008 per coloro che sono colpiti da patologie provocate dall’amianto, in realtà non è ancora diventato operativo. “Le interrogazioni sono state rivolte al ministro del lavoro, delle finanzie e dell’ambiente – prosegue Mingrino – e seguono una sentenza importante del Tar del Lazio che di fatto rimette in ordine una decisione del governo che considerava siti inquinati da amianto solo 15 dei 500 riconosciuti in Italia. In questo modo non venivano riconosciuti dall’Inail i danni da amianto per chi abita in quegli altri 485 siti. Adesso invece la sentenza del Tar ha riportato giustizia e che è stata riconosciuta anche a Strasburgo, dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”. Mingrino poi ribadisce: “Una voce importante è arrivata anche dalle donne che hanno sempre lavorato nelle fabbriche sottopagate ed esposte all’amianto in cambio di salari bassi mentre per vedersi riconoscere i danni devono attendere tempi lunghissimi e spesso il riconoscimento arriva quando è troppo tardi. Per questo occorre tenere l’opinione pubblica e i nostri parlamentari costantemente attenti perché non abbassino mai la guardia”.

 

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