Conferenza amianto 2009

Ultimo aggiornamento

29.11. 2009

Appuntamenti

 

Mercoledì 2 Dicembre Pavia

Associazione AVANI per l’Oltrepò pavese

UN CALCIO AL MESOTELIOMA

Palazzetto dello sport Pavia ore 20,30

L’Associazione AVANI organizza giorno 2 Dicembre ore 20,30 presso il Palazzetto dello sport di Pavia “Partita del cuore” (Pala Ravizza Pavia ) ci saranno artisti di Colorado Cafè, vecchie glorie del Pavia, del Milan, della Juve. Presenta Mariana Trevisan.

L’intero incasso sarà devoluto all’associazione AVANI.

 

Domenica 6 Dicembre Broni

Associazione AVANI per l’Oltrepò pavese MESSA DI SUFFRAGIO

PER LE VITTIME DELL’AMIANTO

Broni ore 11,00

 

Sabato 12 Dicembre Broni

ore 9,30

MANIFESTAZIONE E CONVEGNO per le vittime dell’ amianto

Il comune di Broni, con ANMIL e AIEA sez. Broni-Oltrepò organizza per il 12 dicembre una manifestazione in memoria delle vittime dell’amianto.

L’evento prevede un corteo con partenza alle ore 9:30 da P.zza Garibaldi a P.zza Libertà presso il monumento dei caduti sul lavoro.

Nella stessa mattinata a Villa Nuova Italia alle ore 10:30 si svolgerà la conferenza “Amianto: verità, giustizia, sicurezza”. Introdurranno l’argomento il Sindaco e l’Assessore all’Ambiente di Broni, che faranno il punto sullo stato della bonifica dell’area ex Fibronit e del territorio. Seguiranno gli interventi degli esperti che parleranno dei temi collegati all’iniziativa:  sanità, giustizia, eliminazione del rischio, con riferimento alla situazione attuale ed alla prospettive future.

Sabato 12 dicembre 2009

ore 15,30

ASSEMBLEA a Sesto San Giovanni

nella sede del Comitato per la Difesa della Salute nei luoghi di Lavoro e nel Territorio presso il Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” via Magenta 88, Sesto San Giovanni, si terrà l’Assemblea per decidere le prossime iniziative di lotta.

 

Ordine del giorno:

1) Cause legali contro l’Inps e la Corte Europea;

2)Stato della trattativa con l’Inail,

3) Varie .

Le decisioni che l’assemblea prenderà sui temi in discussione avranno conseguenze per tutti: per questo è necessaria la massima partecipazione e la presenza di tutti gli associati.

 

 

Sabato 12 Dicembre Broni

ore 21,00

Associazione AVANI per l’Oltrepò pavese

GRANDE CONCERTO IN CHIESA

in commemorazione

delle vittime dell’amianto di tutta Italia

Broni ore 21,00

Basilica Minore di San Pietro Apostolo.

L’Associazione AVANI organizza giorno 12 Dicembre un grande concerto di musica gospel jez pop rock in commemorazione delle vittime dell'amianto di tutta Italia  con il patrocinio del comune di Pavia ,Portalbera ,Arena po, Torricella Verzate . Invitati 50 Sindaci dell'Oltrepò pavese, il Presidente della Provincia di Pavia, l'Ordine dei medici e quello dei farmacisti, le  scuole medie della Valle versa ( che si presentano con una ricerca sull'amianto intitolata "Una particella troppo pesante") con la partecipazione di numerose associazioni, il tutto strettamente in un clima religioso.

 

 

 

 

 

SECONDA CONFERENZA

NAZIONALE 

NON GOVERNATIVA

SULL'AMIANTO

"AMIANTO E GIUSTIZIA"

TORINO 6/7/8 NOVEMBRE 2009

CONCLUSIONI

COMUNICATO STAMPA 08 NOVEMBRE 2009

DECISIONI FINALI

CONFERENZA NAZIONALE AMIANTO

Torino 6/7/8  NOVEMBRE 2009

"AMIANTO E GIUSTIZIA"


Si è conclusa a Torino la Seconda Conferenza Nazionale sull’amianto.

Tre giorni di intenso lavoro che ha compreso una discussione ad ampio raggio fra associazioni, sindacati, esperti. Due fondamentali relazioni del Senatore Felice Casson e del Procuratore Generale della Repubblica di Firenze Beniamino Deidda, una importantissima tavola rotonda con la presenza di cinque avvocati esteri (Mitchel Cohn - USA, Jean Paul Teissoniere - Parigi, Yan Fermon- Bruxelles, Massimo Aliotta -Wintertur (CH); Wolfang Apizsch – Francoforte ); una manifestazione per il centro di Torino, cinque gruppi di lavoro in tema di amianto: L'AMIANTO IN TRIBUNALE, AMIANTO E SANITA', ELIMINARE L'AMIANTO IN 10 ANNI, RISARCIRE LE VITTIME - RICONOSCERE GLI ESPOSTI, L'AMIANTO IN EUROPA E NEL MONDO.

Le conclusioni di domenica mattina hanno riguardato gli impegni che le varie organizzazioni ( associazioni, sindacati, istituzioni ) hanno preso al fine di arrivare ad una soluzione definitiva del problema. L'amianto è un'emergenza sanitaria ed ambientale che fa 4.000 morti l'anno (in aumento costante fino al 20015-20), che è diffuso in tutto il territorio nazionale con una immane quantità di oltre 30 milioni di tonnellate. La conferenza è entrata nel merito in particolare del processo del secolo in tema di salute e sicurezza del lavoro contro le aziende multinazionali produttrici di amianto -ETERNIT e consociate, il 10 dicembre a Torino si aprirà il processo. Sarà veramente internazionale; gli avvocati europei citati nella tavola rotonda vi parteciperanno a tutti gli effetti, con le parti civili italiane, siano esse vittime,  istituzioni, sindacati, associazioni. Un avvenimento -così è stato sottolineato  dai partecipanti esteri alla Conferenza - , che sarà determinante per tutte le azioni legali contro i responsabili dell'inquinamento e delle morti da amianto in tutto il mondo. La Conferenza si è rivolta al Governo, alle Regioni e agli Enti Locali. Anzitutto perchè si attuino le leggi che già esistono. Al Governo (Ministero del Lavoro) si chiede di dare attuazione alla legge che eroga il Fondo per le vittime dell'amianto; di fornire le somme necessarie alle bonifiche dei siti di interesse nazionale (Ministero dell'Ambiente), di finanziare la ricerca per le cure delle più gravi malattie da amianto, in particolare i mesoteliomi (Ministero del Lavoro e della Salute), Alle Regioni e ai Comuni di predisporre le mappe della presenza di amianto iniziando a bonificare i territori, avendo come data utile e finale il 2015; si rivendica ancora alle Regioni l'attuazione della sorveglianza sanitaria nelle forme e nei modi indicati dalla Conferenza stessa. Ancora al Ministero del Lavoro e all'INAIL  di rendere effettivo il diritto degli ex esposti al risarcimento previdenziale per gli ex esposti che attendono da anni. Si chiede ancora di riformare l'INAIL "in conflitto di interesse" attribuendo le funzioni di riconoscimento delle malattie professionali e degli infortuni alle A-USL (come già previsto dalla legge di Riforma Sanitaria del 1978). Alle organizzazioni mediche, in particolare agli Ordini dei Medici, si richiede di attivarsi perchè vengano denunciate le malattie professionali che, per la gran parte non lo sono; alla Magistratura che le malattie professionali, vengano indagate, invece che archiviate, e i responsabili perseguiti.

LE ORGANIZZAZIONI CHE HANNO PROMOSSO E PARTECIPATO ALLA CONFERENZA ANNUNCIANO FIN D'ORA CHE IL 28 APRILE GIORNATA MONDIALE DELLE VITTIME DELL'AMIANTO ATTUERANNO LA PIU' VASTA MOBILITAZIONE IN TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE ALLO SCOPO DI  RAGGIUNGERE TUTTI GLI OBIETTIVI STABILITI.

 

Aggiornamento sito 04 Novembre

                                                           

Programma Conferenza

Sommario: gli articoli

Archivio

 

FINALMENTE CI SIAMO

DOPO UN LUNGO LAVORO PREPARATORIO SIAMO QUASI IN DIRITTURA D’ARRIVO, SI PARTE CON LA CONFERENZA CHE AVRA’ LUOGO A TORINO IL 6/7/8 NOVEMBRE PROSSIMO

DI SEGUITO IL PROGRAMMA 

 

SECONDA CONFERENZA NAZIONALE SULL’AMIANTO

“AMIANTO E GIUSTIZIA”

TORINO, 6/7/8 NOVEMBRE 2009

 

AIEA – CONTRAMIANTO e altri rischi onlus –

Legambiente - Associazione delle vittime di Casale Monferrato - AEA-FVG - Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro  e nel territorio Sesto San Giovanni - Comitato per la difesa della salute nei posti di lavoro e nel territorio di Tezze sul Brenta e di Bassano del Grappa - Medicina Democratica nazionale - AVANI - Fondazione Bepi Ferro - ISDE – AEA Monfalcone - Comitato Permanente ex esposti Amianto e Ambiente - Associazione Esposti Amianto Oltrepò -

Comitato Amianto e Geotermia Lardarello - FEDERAZIONE INTESA - CISL – FIM-CISL – CUB - Slai COBAS – CGIL – FISMIC –  FIOM CGIL

 

Con il patrocinio di

Regione Piemonte - Provincia di Torino

Provincia di Taranto - Regione Puglia - Provincia di Roma - Provincia di Matera- Comune di Pavia - Comune di Torino - Regione Basilicata

 

PROGRAMMA DELLA CONFERENZA

 

Venerdì 6 ore 15,00

Istituto Avogadro di Corso San Maurizio, 8

 

La Conferenza inizierà il giorno 6 alle ore 15 presso la Sala Conferenze dell’Istituto Avogadro di

Corso San Maurizio, 8

“Confronto fra associazioni, movimenti, sindacati ed esperti: “Amianto e Giustizia”

Interverranno in apertura:

 

ANTONIO PIZZINATO:

“ La prima conferenza nazionale di Monfalcone dell’ottobre 2004 “

 

NICOLA DE RUGGERO

Assessore all’Ambiente Regione Piemonte

 

- Dario Mirabelli - Registro Mesoteliomi del Piemonte

- Michele Michelino - Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di lavoro e sul territorio, Sesto San Giovanni (MI)

- Benedetto Terracini e Stefano Zirulia - Centro regionale Amianto Piemonte – Casale

  Monferrato

- Bruno Pesce, comitato Vertenza Amianto – Casale Monferrato

Sono iscritti a parlare:

- Vito Totire, AEArs

- Silvio Mingrino, AVANI – Broni

- Ignazio Barbuto, Federazione INTESA

- Tore Garau, AIEA – Sez. Sardegna

- Luca Convertini, Registo Mesoteliomi COR Basililicata

- Tiziana Scalco, Camera del Lavoro - Milano

- Mario Fugazza, Assessore ambiente – Broni

- Alberto Alberti, AIEA - Sez. di Ferrara

- Luciano Carleo, Contramianto e altri rischi onlus - Taranto

- Giovanni Carini, AIEA – Sez. Ferentino

- Ulderico Pesce, per AIEA Vba

 

Sono previsti ulteriori interventi con iscrizioni in sede di conferenza

 

Lo scopo, in un clima di ricerca di unità fra tutte le forze interessate, è quello di porre i problemi partendo dalla propria esperienza (senza troppo dilungarsi sulla stessa), soprattutto iniziare a indicarne le soluzioni.

 

Sabato 7 ore 9,00

Centro Congressi Regione Piemonte, Corso Stati Uniti, 23

 

Ore 9: Saluto delle autorità

Ore 9,30 : “Amianto e Giustizia” relazione iniziale del senatore Felice Casson

Ore 10,15: “L’amianto e le malattie professionali” – relazione del dott. Beniamino Deidda

(Procuratore generale della Repubblica di Firenze)

Ore 10,45: tavola rotonda “responsabilità penali e risarcimento alle vittime dell’amianto”

Avv. Jean Paul Teissonniére, Parigi

Avv. Jan Fermon, Bruxelles

Avv. Mitchel Cohen, Filadelfia

Avv. Ezio Bonanni, Roma (avvocato per alcune associazioni delle vittime dell’amianto)

Avv. Wolfgang Apitzsch, Germania

 

Introduce l’avv. Sergio Bonetto, avvocato di parte civile nel processo contro l’Eternit

 

Siamo a Torino dove è iniziato il procedimento penale contro i responsabili della multinazionale ETERNIT, il Giudice per le Indagini Preliminari li ha rinviati a giudizio, il processo inizierà il 10 dicembre. Si tratta del più grande processo che sia mai stato celebrato in Italia per malattie professionali e malattie ambientali da esposizione all’amianto. Quasi un migliaio le parti offese, qualche decina le parti civili (istituzioni, sindacati, associazioni). Il PM Raffaele Guariniello ha certificato la morte e/o la malattia da amianto di quasi 3.000 persone fra lavoratori e cittadini esposti. Un lavoro grandissimo durato 5 anni. Ma le responsabilità della multinazionale ETERNIT sono assolutamente più ampie. Il processo riguarda coloro per cui il rinvio a giudizio è stato fatto, ma le responsabilità delle società multinazionali che fanno capo alla ETERNIT sono storicamente, moralmente, civilmente molto, molto più ampie. La nocività dell’amianto è nota dalla fine del 1800.

Non avrebbe dovuto essere impiegato. Gli avvocati che abbiamo chiamato a discutere sono impegnati nei loro paesi in processi che hanno per oggetto l’amianto. A loro chiediamo un giudizio

sul processo in avvio a Torino; quali indicazioni e riflessioni possono trarre dalla loro esperienza e

come cercare di rendere internazionale il conflitto per cercare di colpire i responsabili ed obbligarli a risarcire le vittime? Non ultimo quali responsabilità degli stati e degli enti pubblici per

avere atteso decenni prima di mettere al bando l’amianto? Cosa dobbiamo e possiamo fare ora perché l’amianto venga messo al bando in tutto il mondo?

 

Ore 12,30 Manifestazione per le vie del centro da Corso Stati Uniti a Piazza Castello (davanti alla Prefettura)

 

E’ importantissimo il lavoro di studio, di comunicazione delle esperienze, di indicazioni operative che viene fatto nelle sale congressuali, ma non sufficiente. Si è voluto dare alla Conferenza Nazionale anche un impatto pubblico, un segnale fra la popolazione di Torino, del Piemonte e non solo, che renda ancora più evidente i danni dell’amianto: i morti per mesotelioma, per tumore del polmoni, per le altre patologie asbesto correlate. Le responsabilità di chi su questi morti e malati ha fatto i soldi si è arricchito a dismisura, di chi doveva controllare, impedire che ciò avvenisse, e non lo ha fatto o lo ha fatto solo per finta. Scendiamo dunque in piazza, anche se per un tempo breve, ma ricco di significato.

 

Ore 15,30 Riunione dei gruppi di lavoro

I gruppi di lavoro si riuniranno nei luoghi che verranno comunicati alla Conferenza.

Si chiede però da subito di iscriversi ai gruppi comunicandolo all’indirizzo del sito della Conferenza.

Il compito dei coordinatori è quello di dirigere il gruppo di riassumere la discussione per l’assemblea generale e di stendere il documento finale. Si dovrà dare maggiore risalto alle indicazioni operative.

 

1° Gruppo di Lavoro “L’amianto in Tribunale”

Coordinatori: Benedetto Terracini (epidemiologo - Torino) , Enzo Merler ( Registro  mesoteliomi

del Veneto) Giuseppe Cimmarotta (magistrato Noli), Armando Vanotto (Aiea nazionale), Dario Miedico (medico legale, Medicina Democratica), Avv. Patrizia Sadocco, (avv. di parte civile nel processo contro la Marina Militare – Padova), Massimo Menegozzo(Registro Mesoteliomi della Campania);

Iscritti: Ignazio Barbuto (Federazione Intesa) , Avv. Laura D’Amico, Ferruccio , Avv. Botasi Francesco, Stefano Zirulia Borsista di ricerca del Centro Amianto di Casale Monferrato (incaricato di svolgere il progetto intitolato Monitoraggio dei procedimenti giudiziari in tema di effetti dell'amianto sulla salute e creazione di una banca dati), Avv. Michele Torti (AIEA Broni e Oltrepo'), Luca MaseraDott.ssa Marta Pelazza, Avv. Giuseppina Marciano (parte offesa nel procedimento contro Pirelli- Bicocca di Milano), Marco Chiavistelli ( Amianto e Geotermia – Alta Val di Cecina (PI) ),Elio Quattrociocchi - Giovanni Carini - Gabriele Sorteni (AIEA Sez. Ferentino ), Avv. Maria Emanuela Sborgia ( Avv. Penalista – Bari ), Mario Fiore ( Contramianto e altri rischi onlus ); Davide Bottegaro - Chiara Paternoster - Rita Nardi ( AEA Monfalcone ), Orio Castagnoli - Milena Baccoli (Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio ), Enrico Attanasio, Avv. Laura Mara (avv. delle parti civili Medicina Democratica ed AIEA nei processi contro i vertici Fincantieri e Montefibre di Verbania);  

Molte sono le cause in corso intorno al problema. Vittime dell’amianto (loro famigliari), associazioni, istituzioni e sindacati sono costituiti o si costituiscono parte civile. In questo gruppo facciamo riferimento a quelle penali e discutiamo di quanto le controparti ci sollevano. Alcune (poche) sentenze danno loro ragione. Occorre pertanto affinare le argomentazioni, portare eventuali nuove prove a favore della nostra tesi. E’ diffusa fra le controparti la tesi per cui il nesso preciso di causalità non è dimostrabile perché tante sono le possibili fonti. Se poi vi è una fonte certa, la contaminazione della persona è avvenuta all’inizio dell’esposizione, le dosi dovute all’esposizione successiva sono irrilevanti ai fini della malattia. Anche se meno ripetuta vi è pure la tesi attribuita al prof. Chiappino, ovvero dell’impossibilità di fermare, nel passato, le fibre ultracorte e ultrafini con i mezzi di protezione individuale che avrebbero dovuto essere messi a disposizione dei lavoratori.

 

 

 

2° Gruppo di lavoro “Amianto e Sanità”

Coordinatori: Franco Berrino (epidemiologo – Ist. dei Tumori Milano), Claudio Bianchi (Lega

Tumori, Monfalcone), Emilio Pampaluna (ex ENEL di Turbigo, AIEA Lombardia), Alessandro Marinaccio (registro nazionale mesoteliomi- ISPESL, Roma); Salvatore Nania ( Comitato Permanente ex Esposti Amianto e Ambiente ), Maurizio Cardellini ( AIEA Lardarello ), Luca Convertini ( ReNaM COR Basilicata);

Iscritti: Edoardo Bai (Legambiente) , Valerio Gennaro ( ISS Liguria ), Vito Totire(AEArs), Simona Menegozzo, Michele Michelino (Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio ), Stefania Carone;

 

I problemi che devono essere risolti sono molti, nella fattispecie riguardano le differenze fra regione e regione; non esistono indicazioni univoche. Lo scopo è quello di trovare su ogni problema una risposta sola o almeno risposte non estremamente differenziate fra loro.

a) epidemiologia: registrazione dei mesoteliomi, perché non dei tumori del polmone (da amianto)?

Registrazione degli ex esposti: chi e come

b) sorveglianza sanitaria. E’ l’argomento sul quale ci sono le maggiori differenze. Alcune regioni non hanno attivato nulla, altre hanno programmato una sorveglianza sanitaria con esami sofisticati, quali la TAC spirale, o la ricerca di marker quali la mesotelina e l’osteopontina, altre ancora pochi esami (visita generale, radiografia del torace, spirometria) e counseling.

c) per la diagnosi precoce si riprendono alcuni argomenti precedenti: vale la TAC spirale, vale la ricerca dei marker?, ci sono nuove indicazioni? Occorre però stabilire se s tratta di sperimentazioni o se invece tali pratiche vengono proposte a tutti gli iscritti al Registro degli esposti.

d) Terapie. Tutti hanno diritto ad essere curati anche se alcune malattie sono, allo stato attuale delle conoscenze, inguaribili. Quindi è assolutamente necessario fornire le cure più adeguate per ridurre/eliminare il dolore e fare ricerca per possibili cure efficaci. Occorre vedere a che punto siamo e come indirizzare la ricerca.

e) Riconoscimenti. Occorre uscire dal sistema INAIL. E’ necessario che i riconoscimenti delle malattie professionali come all’origine stabiliva la legge 833/78 siano affidati ai dipartimenti di prevenzione della A-USL.

 

3° Gruppo di Lavoro “Eliminare l’amianto in 10 anni (dal 2004)”

Coordinatori: Roberto Carrara, (ingegnere, esperto di Medicina Democratica – Milano); Mario

Fugazza (Ass. Ambiente Comune di Broni – AIEA Broni ), Elena Ferrarese (Comitato case

popolari di via Feltrinelli, 16 – Milano), Giorgio Zampetti (ingegnere, Legambiente- Roma) Enrico Bullian (storico, AEA Monfalcone); Mariella Megna ( Comitato contro la discarica di Cappella Cantone CR );

Iscritti: Tore Garau ( AIEA – Sez. Sardegna) , Mario Panunzio ( Federazione Intesa ), Giampaolo Lilliu ( CGIL - Oristano ), Diego Dotto ( AEA Monfalcone ), Angela Liuzzo - Concetto Liuzzo (Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio ), Chiara Aglioro (Associazione Metarte), Sonia Cantoni ( Direttore ARPA Toscana ), Roberto Panetta;

 

 

E’ stata la proposta della Prima Conferenza Nazionale celebrata a Monfalcone nell’ottobre del 2004. Si vorrebbe arrivare ad avere l’Italia libera da amianto a partire dal 2015. Solo la regione Lombardia ha inserito questo progetto nel suo Piano Regionale Amianto (PRAL). Perché sia un obiettivo possibile occorre conoscere dove è l’amianto (mappatura), pianificare le bonifica, eseguire le bonifiche in sicurezza (rischio zero), smaltire l’amianto in modo privo di rischi. In verità non vi è altra prevenzione che quella di non essere più esposti all’amianto. La realizzazione di questi obiettivi è anche legata ai finanziamenti (aiuti per le bonifiche dei piccoli quantitativi, aiuti per le bonifiche nei comuni, - necessità e possibilità di rivalsa nei confronti di chi ha per profitto impiegato l’amianto). Il problema maggiore da risolvere è quello dello smaltimento. Il quantitativo di amianto da smaltire è immane. Se non è poca cosa la prima parte del ciclo di eliminazione (conoscenza, rimozione), diviene pesante trovare un posto dove sistemarlo che non sia di danno a chi vi è vicino. Si tratta delle discariche. Oggi sono stati anche proposti metodi di smaltimento alternativo, in altri termini mettere l’amianto in un forno ad alta temperatura modificandone la molecola, quindi rendendolo inerte, non più nocivo. Il gruppo di lavoro dovrà arrivare a dare un giudizio e a stabilire delle indicazioni.

 

 

 

4° Gruppo di lavoro: “Risarcire le vittime, riconoscere gli esposti”

 

Coordinatori: Pier Luigi Sostaro, sindacalista CUB, Donatella Mingrino, (A.V.A.N.I. Associazione Vittime Amianto Nazionale Italiana per l'oltrepò pavese), Avv.

Ezio Bonanni, Roma, Gianni Alioti (FIM-CISL, Roma);

Iscritti: Luciano Carleo (Contramianto e altri rischi onlus), Avv. Gianluca Cernuto ( Studio Legale Avv. Corrado Martelli Legale Comitato Permanente ex Esposti Amianto e Ambiente) , Daniela Trollio - Sandro Tansini ( Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio ), Andrea Giordano, "Componente" AIEA Vba;

Avremo per la Conferenza Nazionale IL FONDO PER LE VITTIME DELL’AMIANTO? Sappiamo già che se l’avremo sarà del tutto insoddisfacente perché la destinazione verrà decisa dall’INAIL e

con i suoi criteri, perché verranno risarciti solo i lavoratori già riconosciuti dallo stesso ente previdenziale. Nulla avranno le vittime per esposizione ambientale. Non sono e non saranno messi meglio i lavoratori e i pensionati ex esposti quanto a risarcimento previdenziale. Sul riconoscimento dei cd “benefici previdenziali” è successo di tutto: è vero che gli esposti all’amianto hanno una speranza di vita inferiore agli altri lavoratori? E’ vero che chi pur privo di patologie da amianto, ex esposto, dopo avere partecipato ai funerali di alcuni (o tanti) propri colleghi di lavoro si trova in una condizione di profondo disagio? Che fare per le vittime, che fare per gli ex esposti?: richiesta di giustizia, necessità di lotta e mobilitazione.

 

5° Gruppo di lavoro: “L’amianto in Europa e nel mondo”

Coordina: Vittorio Agnoletto (medico del lavoro – già deputato europeo), Aurelio Pischianz

(presidente AEA Friuli-Venezia Giulia), Patrick Herman (Andeva, Francia), Anna Virgili (AIEA Lazio), Mauro Pieretti ( AIEA Lardarello );

Iscritti: Mario Murgia ( AIEA – Sez. Vba ) ; Giovanni Lippolis ( Federazione Intesa ), Paolo Tomatis ( medico epimediologo ), Enzo Ferrara, Silvestro Capelli (Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio ), "Componente" (Associazione Metarte), Niccolò Rossi;

 

In Italia, IN Europa, negli USA dopo avere lottato per la messa al bando dell’amianto, ci sipreoccupa e ci si mobilita per la sua eliminazione e per la soluzione dei problemi oggetto della discussione nei gruppi di lavoro. In gran parte del resto del mondo si continua ad estrarre amianto, a produrlo, manipolarlo, commercializzarlo, utilizzarlo. Ancora più gravemente con precauzioni zero. La strage dunque continua e se ne prepara una ancora più vasta per i prossimi anni. Come arrivare alla messa al bando totale dell’amianto nel mondo?. Quale ruolo del nostro paese e dell’Europa?

 

Domenica 8 ore 9: CONCLUSIONI

Centro Congressi Regione Piemonte, Corso Stati Uniti, 23

 

9- 10,30. Sintesi dei gruppi di lavoro

 

10,30. Impegni delle regioni: la regione Piemonte e l’amianto:

           Assessore regionale alla Sanità Eleonora Artesio

 

11,00. Impegni dei sindacati e delle associazioni:

- Associazioni Luciano Carleo (Contramianto e altri rischi onlus, Taranto)

- Segretario confederale CGIL

- Responsabile Medicina Democratica: Luigi Mara

- Segretario confederale CISL

- Responsabile Legambiente/ISDE: Edoardo Bai

- Segretario sindacato/i non confederali: Luigi Pacchiano (Marlane, Praia a Mare CS)

 

Ore 13,30 – 13,45 Fulvio Aurora: Impegni finali

 

ADERENTI – PARTECIPANTI

AIEA nazionale (Armando Vanotto )

Contramianto e altri rischi onlus (Luciano Carleo )

Lega Ambiente nazionale (Edoardo Bai)

Associazioni delle vittime di Casale Monferrato (Bruno Pesce )

AEA-FVG, Trieste (Aurelio Pischianz - Nicolò Di Stefano)

Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio

Sesto San Giovanni (Michele Michelino)

Comitato per la difesa della salute nei posti di lavoro e nel territorio di Tezze sul Brenta

e di Bassano del Grappa ( Luciano Orio )

Medicina Democratica nazionale (Fulvio Aurora )

AVANI (Broni) ( Silvio Mingrino )

Fondazione Bepi Ferro, Padova

ISDE (Roberto Romizi)

AEA Monfalcone (Enrico Bullian)

Comitato Permanente ex esposti Amianto e Ambiente ( Salvatore Nania )

Associazione italiana Esposti Amianto Oltrepò – AIEAO Broni ( Michele Torti – Fugazza Mario )

Federazione INTESA ( Ignazio Barbuto )

CISL nazionale (Giuseppe D’Ercole)

FIM-CISL (Gianni Alioti )

Slai Cobas nazionale (Luigi Pacchiano )

CGIL nazionale (Stefano Oriano )

CUB nazionale ( Pier Luigi Sostaro )

FISMIC

FIOM-CGIL (Maurizio Marcelli)

 

ISTITUZIONI

Regione Piemonte

Provincia di Torino

Provincia di Taranto

Regione Puglia

Provincia di Roma

Provincia di Matera

Comune di Pavia

Comune di Torino

Regione Basilicata

 

 

 

 

 

DI SEGUITO IL SOMMARIO

 

 

Sommario degli articoli pubblicati e a seguire l’Archivio

Sommario:

AMIANTO: LOTTE OPERAIE, VERITA’ STORICA E VERITA’ GIURIDICA

di Michele Michelino
(atti presentati alla Conferenza mondiale di Taormina 1-3 Ottobre 2009)
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Sesto San Giovanni (MI)

 

L' AMIANTO  NON UCCIDE

“il responsabile è chi  ne ha permesso  l'estrazione,  la lavorazione  e l'utilizzo”

di Mario Murgia A.I.E.A. VBA

 

Caso amianto a Broni e nell’Oltrepo Pavese:

problema molto più che attuale

Lettera aperta di Silvio Mingrino Presidente AVANI

 

MINISTERO DELLA DIFESA – Benefici previdenziali ai lavoratori esposti all’amianto

Attuazione dell'articolo 47

del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269

di Ignazio Barbuto

Coordinamento nazionale difesa Federazione INTESA

 

I tumori da amianto in Italia:

quali politiche di indennizzo

di Enzo Merler*

 *Registro regionale veneto dei casidi mesotelioma. Servizio per la Prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, AULSS 16, Padova

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AMIANTO LOTTE OPERAIE, VERITA’ STORICA E VERITA’ GIURIDICA

di Michele Michelino
(atti presentati alla Conferenza mondiale di Taormina 1-3 Ottobre 2009)
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Sesto San Giovanni (MI)

 

 

La nostra storia per molti aspetti è simile a quella dei lavoratori di moltissime altre fabbriche.

E’ simile nelle responsabilità dei vertici aziendali, che sapevano in anticipo della pericolosità dell’amianto, dei rischi che correvano i lavoratori degli omicidi annunciati e dei crimini ambientali provocati, dall’amianto alla Breda Fucine e nelle fabbriche di Sesto San Giovanni (Mi), ma nulla hanno fatto per impedirli.

Le lotte contro la nocività in fabbrica e nei luoghi di lavoro da sempre sono patrimonio delle lotte del movimento operaio. Essa è diversa per le sostanze cancerogene usate nel processo di produzione, ma simile per il ruolo che le istituzioni, la magistratura, l’Inail, l’Inps hanno finora avuto in queste vicende.

Sesto San Giovanni, l’ex Stalingrado d’Italia è stata, e continua a essere, una delle città più inquinate d’Europa. Anche oggi che i 42.000 posti di lavoro delle sue fabbriche sono stati eliminati, continuano a persistere gravi problemi ambientali con danni alla salute dei lavoratori e alla popolazione.

Già nel 1978 lo S.M.A.L. (Servizio di Medicina Preventiva per gli Ambienti di Lavoro) di Sesto denunciava - in vari rapporti inviati all’Assessorato alla Sanità, all’Ufficiale Sanitario, all’Ispettorato del Lavoro, ai sindacati (CGIL/CISL/UIL) - la pericolosità delle lavorazioni effettuate nei reparti della Breda: lavorazioni e scorie nocive (amianto, cromo, nickel, piombo, ecc.) che, oltre agli operai, avvelenavano tutta la popolazione. L’azienda, piuttosto che interrompere o rallentare la produzione per le necessarie bonifiche all’ambiente di lavoro, preferiva pagare multe irrisorie e tirare avanti.

 

Nel 1996 - a conclusione di un’inchiesta e di un’analisi che portò alcuni operai a collegare le lavorazioni effettuate in fabbrica con l’insorgere di molti tumori fra i lavoratori della Breda Fucine di Sesto San Giovanni - è nato il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio che, da allora, si sta battendo per ottenere giustizia per i lavoratori morti, i loro familiari, i malati e quanti si ammaleranno, purtroppo, nel futuro.

 

Noi lavoratori siamo stati per anni confinati in reparti “mattatoi”, costretti a respirare i fumi e le polveri, esposti alle sostanze nocive e cancerogene, alle  radiazioni delle saldature con protezioni “antinfortunistiche” fatte di coperte e lenzuola d’amianto che si frantumavano, disperdendosi nell’aria e nei polmoni dei lavoratori.

 

Più volte, insieme ai nostri compagni di lavoro, abbiamo protestato per la mancanza d’aspiratori e delle condizioni di sicurezza, denunciando che - mentre tutti parlavano di robotica o di fabbrica automatizzata - in fabbrica ci si ammalava e si moriva.

Ogni volta, davanti alle proteste, la direzione aziendale minacciava la chiusura della fabbrica e i sindacati si appellavano al senso di responsabilità dei lavoratori affinché la produzione e l’estrazione del profitto non fossero interrotte.

I “sacrifici” non hanno evitato lo smembramento della fabbrica, la cassa integrazione e la chiusura della Breda.

Lo stesso processo è avvenuto nelle altre fabbriche sestesi, con la chiusura della Falck, dell’Ercole Marelli, della Magneti Marelli, Ansaldo e di tutte le altre grandi fabbriche.

Molti lavoratori, oltre a quelli della Breda, hanno avuto la salute rovinata, hanno perso la vita.

Ogni anno muoiono nel mondo per cause legate all’attività lavorativa 2 milioni di persone, mentre gli infortuni totali sono 270 milioni. Nella” civile” Italia gli infortuni sul lavoro sono oltre un milione e quasi 1500, i morti.

 

E’ in questo contesto che si colloca la nostra lotta.

Dopo 13 anni di battaglie, 19 denunce archiviate e 84 lavoratori uccisi dal killer amianto, Nel processo, conclusosi il 12 febbraio 2003, i dirigenti Breda sono stati assolti perché “ il fatto non sussiste ” come se gli 84 morti finora accertati dal nostro Comitato non fossero mai esistiti. Le testimonianze degli operai nel corso del processo hanno portato altri fatti: l’amianto c’era, era utilizzato in modo massiccio, l’azienda era informata (dal Servizio di Medicina del lavoro, nei rapporti che questo fece nel corso di una decina di anni) dei rischi mortali che gli operai correvano (rischi puntualmente verificatisi), ma l’economia aziendale ed i profitti venivano prima.

Questa è la verità storica che emerge e ancora una volta la “verità giuridica” afferma il contrario, perché riconoscere questi fatti, significherebbe mettere sotto accusa un intero sistema industriale basato sullo sfruttamento e sulla logica del profitto.

Nel settembre 2003 abbiamo portato sul banco degli imputati altri 12 dirigenti della Breda Ferroviaria/ Ansaldo per rispondere dell’omicidio colposo di un operaio morto di mesotelioma della pleura. L’accusa al termine del processo ha chiesto la condanna a 18 mesi di reclusione per 9 dei 12 dirigenti processati.

 

Il 5 gennaio 2005, il giudice, pur riconoscendo valide le nostre tesi e la colpa di 9 dei 12 dirigenti (tre sono stati assolti), concedendo “le attenuanti generiche, perché, incensurati, e anziani, avanti negli anni” ha sentenziato il “non doversi procedere per intervenuta prescrizione”. Così pur essendo stati riconosciuti colpevoli di questa morte, nessuno di loro ha pagato perché è decorso il tempo massimo, anche se in seguito La Breda/Ansaldo ha risarcito la famiglia.

 

In Italia chi uccide i lavoratori in nome dei bilanci aziendali è, e resta impunito. L’unico diritto riconosciuto è quello di fare profitti, a questo sono subordinati tutti gli altri “diritti umani”. Le leggi, le norme, una giustizia che protegge in ogni modo i padroni, un intero sistema economico, politico e sociale fa sì che la salute e la vita umana, davanti ai profitti, passino in secondo piano.

Nel corso del 2005/2006 i lavoratori di 3 reparti della ex  Breda Fucine (37 lavoratori dei reparti Forgia, Trattamento Termico, Aste) hanno vinto cause civili contro l’Inail e l’Inps per il riconoscimento dei “cosiddetti benefici pensionistici” previsti dalla legge 257 del 1992 che stabilisce che coloro che sono stati esposti all’amianto possono andare in pensione anticipatamente a causa della loro “minore aspettativa di vita”.

Le manifestazioni e le lotte di piazza contro il Liquidatore della Breda (chiusa nel 1997), l’INAIL e l’INPS ci hanno permesso di aprire una trattativa nel 2006 (che continua tuttora) che ha portato finora al riconoscimento dei diritti di oltre 300 lavoratori da noi considerati un acconto su quanto dovuto; cioè il riconoscimento dei diritti di tutti i lavoratori che sono stati esposti all’amianto.

 

La nostra lotta ci ha fatto comprendere che non esistono istituzioni neutrali.

Ha dimostrato a molti lavoratori che la frase, scritta nelle aule dei tribunali italiani “la legge è uguale per tutti” non corrisponde a verità.  In questa società chi non ha soldi non può far valere le sue ragioni.

Anche se molti tribunali hanno emesso sentenze assolutorie verso i padroni, sostenendo che “uccidere i lavoratori in nome del profitto non è reato”, continueremo a lottare, fuori e dentro le aule dei tribunali, perché vogliamo e pretendiamo giustizia.

Per noi la verità storica è ormai stata accertata dai fatti e dalle testimonianze dei lavoratori, per quella giuridica continueremo a batterci.

La lotta per ottenere giustizia contro lo stato italiano e l’Inail (direzione centrale) che hanno permesso che semplici operai subissero gravi malattie a causa del lavoro tutelando in nome del profitto la produzione di morte è stata oggetto anche di una causa contenente argomentazioni giuridiche presentate a Strasburgo alla Corte dei Diritti dell’Uomo dalle associazioni (fra cui la nostra) che da anni si battono per la difesa della salute e della vita umana, per ottenere giustizia per tutte le vittime dell’amianto.

Cause lunghissime di anni e che spesso terminano per la sopraggiunta morte dei lavoratori già minati nel fisico. Processi penali che durano decenni e che, anche in casi di condanna dei datori di lavoro per omicidio colposo, con la prescrizione da impunità ai responsabili della morte di centinaia di migliaia di lavoratori. Non possiamo accettare che datori di lavoro e istituzioni che tutto sapevano sulla pericolosità del minerale killer, non abbiano fatto nulla evitare queste morti annunciate.

In questi anni migliaia di operai, lavoratori italiani e stranieri, i loro famigliari e intere famiglie sono state sterminate dal pericoloso e silenzioso killer e molti aspettano ancora invano giustizia. Siamo ricorsi anche alla Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo Tribunale , per tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo, per il diritto alla vita, perché crediamo che ogni persona abbia diritto ad un’equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole.

 

SULLE LOTTE

 

La nostra esperienza ci ha insegnato che non basta avere ragione. Bisogna avere la forza e i numeri per farla valere.

Quando in questi anni la magistratura ci archiviava continuamente i processi, abbiamo continuato a lottare, aprendo nuovi fronti.

 

Il fronte politico-sindacale, cercando di dimostrare che la lotta dei lavoratori della Breda Fucine e delle altre fabbriche contro l’amianto e le sostanze nocive faceva parte della lotta del movimento dei lavoratori per la difesa della salute e che interessava tutti quelli che vivevano e vivono condizioni simili alla nostra.

 

Il fronte sociale, raccogliendo dati che dimostravano che l’amianto e le altre sostanze nocive uscendo dalle fabbriche si disperdevano nell’aria, nelle falde acquifere, avvelenando tutto il territorio, e traducendoli in lotta che riguardava tutta la società.

Abbiamo così stabilito relazioni e costruito momenti di dibattito e di lotta con molti comitati che si muovevano su problemi simili ai nostri, riuscendo a coinvolgere il quartiere e la città intorno alla fabbrica e ottenendo il sostegno degli abitanti, costringendo l’amministrazione comunale di Sesto San Giovanni a costituirsi parte civile nel processo contro i dirigenti della fabbrica Breda Fucine.

Il fronte giudiziario, inviando lettere di protesta con centinaia di firme ai magistrati che archiviavano i processi. Organizzando assemblee e picchettaggi in tribunale con cartelli e striscioni. Inviando migliaia di cartoline alla procura della repubblica di Milano con sopra scritto: “La morte sul lavoro non è mai una fatalità! La magistratura non deve archiviare i morti in Breda”, arrivando a occupare per oltre un’ora l’aula del tribunale il giorno in cui il giudice ha assolto i 2 dirigenti della Breda imputati della morte di 6 lavoratori e lesioni gravissime di un settimo.

 

Il fronte di lotta contro l’INAIL. Per anni quest’istituto si è comportato peggio di qualsiasi assicurazione privata. Non solo non ha riconosciuto ai lavoratori ex esposti all’amianto, i cosiddetti “Benefici pensionistici” accampando pretestuose motivazioni, ma è arrivato a negare molte volte il riconoscimento di malattia professionale previsto dalla legge anche a quelli con placche pleuriche diagnosticate dalla Clinica del Lavoro di Milano, comportandosi peggio di un’assicurazione privata. Solo negli ultimi anni grazie alle lotte e alle sentenze vinte dai lavoratori esposti ed ex esposti all’amianto, siamo riusciti a far valere le nostre ragioni e ad avere un briciolo di giustizia, anche se tardiva.

 

Se i lavoratori vogliono affermare e difendere il loro diritto alla salute, alla giustizia, alla tutela dell’ambiente e della natura, non devono più delegare a nessuno la difesa dei loro interessi. Dobbiamo lavorare per costruire un grande movimento che unifichi tutte le lotte operaie e popolari, nella battaglia contro lo sfruttamento, per la difesa della salute e della vita umana. Bisogna lottare per imporre condizioni di sicurezza sui posti di lavoro, affinchè altri non debbano subire e patire quello che hanno subito i nostri compagni e i loro familiari.

 

Michele Michelino
(atti presentati alla Conferenza mondiale di Taormina 1-3 Ottobre 2009)
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Sesto San Giovanni (MI)

 

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L' AMIANTO  NON UCCIDE

 

“il responsabile è chi  ne ha permesso  l'estrazione,  la lavorazione  e l'utilizzo”

 

di Mario Murgia A.I.E.A. VBA ( e-mail murgia_m@yahoo.it )

 

Intervento    al    “CONVEGNO

AMIANTO E QUESTIONE AMBIENTALE

TARANTO 18 APRILE 2009”

 

 

 

      L'Aiea Vba di seguito riporta la dedica di Ezio Bonanni alle vittime dell'amianto, il più economico e “ miglior termodispersore al mondo “ con le sue conseguenze mortali sui lavoratori e sulla popolazione è frutto di anni di battaglie collettive di uomini e di donne che spesso sono rimasti senza volto e senza nome.

 

 

                  A tutte le  vittime dell'amianto, perchè   

la loro memoria non cada nell'oblio, perchè

abbiano giustizia anche in questa terra.

 

Giustizia e libertà, dignità  e legalità,

esigono una presa di coscienza della tragedia

delle vittime dell'amianto

Per un mondo migliore, veramente giusto ed equo.

 

Affinchè le Istituzioni

levino finalmente la loro voce

nel lungo sonno che suona

come una grave ed inamissibile violazione

 della dignità della persona umana

e dei suoi fondamentiamentali diritti.

                       

                                                                                                                           Ezio  Bonanni

 

 

 

          

Premessa

 

·        Così come  non è il terremoto  ad uccidere, ma chi costruisce  in modo insensato e nel disprezzo  della vita altrui;

 

·        Così come non è il proiettile ad uccidere, ma chi  impugna la pistola e spara ;

 

·        Anche l'amianto non uccide , il responsabile è chi  ne ha permesso  l'estrazione  la lavorazione  e l'utilizzo.

 

 

Vengono utilizzate per questo minerale, conosciuto dall'antichità, tante  definizioni, ma per noi è solo un minerale, uno dei tanti minerali che sarebbe stato meglio non estrarlo dalla terra.

 

Amianto, asbesto, ieri “la lana della salamandra”, oggi in molti lo definiscono Killer silenzioso per il suo lungo tempo di latenza, perchè genera un male profondo che non dà speranza a chi purtroppo lo contrae.

 

Qualche altro vorrebbe che fosse, anche, silenziosa la tragedia che sta generando tra i cittadini italiani e, come nelle altre parti del mondo dove insensatamente è stato seminato amianto, si vorrebbe soffocare il dolore che provoca nelle persone che si consumano per aver, purtroppo, contratto una patologia tumorale  e si vorrebbe che fosse anche silenzioso il lamento delle famiglie delle vittime, si vorrebbe che il loro lamento fosse silenzioso come le lacrime.

 

Ma oggi queste lacrime sono tante, è difficile contenerle, perchè è immane la tragedia che sta coinvolgendo tante famiglie italiane e soprattutto le famiglie dei lavoratori che inconsciamente sono venuti a contatto con le fibre o la polvere di questo  minerale non sapendo ciò  cui andavano incontro, queste persone non erano informate del pericolo, hanno  lavorato senza protezioni, non avevano dotazioni di sicurezza; sono lavoratori che contrariamente a quanto sancito dalla Costituzione Italiana non hanno avuto la possibilità di scegliersi un lavoro sicuro.

 

Il silenzio ha alimentato l'omertà, le tragiche conseguenze generate da chi ha permesso la semina di queste fibre sono state racchiuse nelle mura domestiche perchè i tanti casi di neoplasie tumorali che oggi si raccolgono sono dei mali oscuri da non divulgare.

 

Si dice non bisogna creare allarmismi, ma anche questo è il frutto dell'ignoranza  di chi non capisce o non vuole capire che è invece necessario rompere questo equilibrio omertoso che è ancora profondamente radicato nelle nostre regioni.

 

Deve emergere il dolore che ha coinvolto, anche, i lavoratori del meridione perchè, anch'essi sono cittadini italiani ed hanno il diritto di usufruire dei benefici che la Costituzione Italiana ha previsto in questi anni per i lavoratori ex esposti, non si può dire, non ci stanno più soldi, la cassa è chiusa perchè non avete inoltrato la domanda in tempo utile, perchè siete andati in pensione prima della 257 /92, perchè voi lavoratori, anche se non vi è stata riconosciuta la certificazione per i benefici previdenziali, ma se vi è stata diagnosticata successivamente una neoplasie tumorale e magari avete una premorienza, i vostri familiari non hanno diritto ad una adeguata rivalutazione pensionistica perchè voi siete cittadini italiani di un'altra generazione, purtroppo, siete nati nel periodo sbagliato, non interessano le difficoltà che i vostri familiari possono incontrare, vi dovete, come, si suol dire arrangiare.

 

( L’intero documento alla pagina atti )

 

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Caso amianto a Broni e nell’Oltrepo Pavese:

problema molto più che attuale

Lettera aperta di Silvio Mingrino Presidente AVANI

 

 

Roberto Fonda (AEARA Onlus European Asbestos Risk Association)

 

 


Dal 1932 al 1993 nel territorio di Broni ha operato la cementifera italiana Fibronit Spa che produceva manufatti in cemento ed amianto e nel 1981 è stata suddivisa in due rami distinti affidando alla Fibronit Spa il compito di curare la lavorazione dell’amianto; la lavorazione dell’amianto è stata interrotta nel Giugno del 1993 in prospettiva della scadenza normativa imposta dalla legge n°257 del 1992 che ne rendeva vietata produzione e commercializzazione. I controlli ambientali di monitoraggio sono iniziati, come indicato “dall’informativa in relazione al rischio amianto area ex Fibronit” dell’ASL di Pavia, già dal 1980 in collaborazione con l’ARPA sezione di Pavia e di Milano.

Solo su sollecitazione di 2500 cittadini bronesi interpellati l’assessore alla Sanità della Lombardia il 10 Giugno 2008 ha rimandato ad una relazione tecnica del dipartimento prevenzione Medica dell’ASL di Pavia “informazione sintetica sulla situazione a Broni in relazione al rischio amianto nell’area ex-Fibronit”. L’ASL in collaborazione con comune di Broni ha installato dal 2007 tre nuove centraline per il controllo ambientale per le fibre aereo disperse, che si sono andate ad aggiungere alle già esistenti postazioni fisse. Un recente studio del servizio di prevenzione e sicurezza di lavoro dell’ASL di Voghera basato su una collaborazione col registro mesoteliomi della regione Lombardia formalmente designato alla raccolta dei dati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri il 10 Febbraio 2002 n°308 ha accurato che nel bronese dal 2000 al 2005 ci sono stati 184 casi di mesotelioma diagnosticati; in ben 50 di questi casi (quasi il 30%) l’insorgenza di questa neoplasia è dovuta ad un esposizione indiretta all’asbesto, quindi familiari di operai che prestavano la loro opera presso la Fibronit o semplici cittadini abitanti nelle vicinanze del sito cementifero. Nel 2003 invece è stato pubblicato uno studio svolto in collaborazione da ISS, Università degli studi di Pavia ed ENEA, risulta che i tassi di mortalità riscontrati nella provincia di Pavia nel periodo del 1980 al 1987 hanno presentato valori molto più alti rispetto alla media nazionale per gli uomini e per le donne e rispetto a quelli della Lombardia.

Oltre al comune di Broni sono stati presi in esame i comuni limitrofi di:

Cicognola, Stradella, Redavalle, Santa Giuletta, Portalbera,Arena Po, dove i tassi di mortalità di tumore alla pleura presentano un aumento significativo soprattutto negli anni successivi a quelli 90’ per entrambe i sessi e soprattutto nei giovani. Secondo l’ISS a Broni, e nei paesi limitrofi, è in atto una grave epidemia che raggiungerà il picco di mortalità entro il 2015/2020.

Il sito di Broni è stato inserito tra quelli di interesse nazionale da bonificare con la legge n°179 del 31 Luglio 2002 (disposizione in materia ambientale) e perimetrato con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio del 26 Novembre 2002, pubblicato in gazzetta ufficiale del 29 Gennaio 2003, insiste su un area caratterizzata dalla presenza di impianti, attualmente dismessi, legati alla produzione di manufatti di cemento ed amianto, come tubi, lastre per coperture, pezzi speciali e simili. Nel solo territorio di Broni abbiamo da smaltire 300000 m2di coperture di cui 60000 facente parte dell’area ex-Fibronit. Ad oggi solo per la messa in sicurezza dell’area ex-Fibronit necessitano 27 milioni di euro. Fino ad ora ne sono arrivati concretamente all’accordo della legge n°426 del 1998, come stabilito dall’articolo 2 del decreto ministeriale n°308 del 2006 e approvato con decreto del Ministro dell’ambiente e tutela del territorio e del mare del 12 Dicembre 2007 prevedendo risorse per 2.804.872 euro e successivamente in data 29 Luglio 2008 presso la sede della regione Lombardia  è stato sottoscritto “ I atto integrativo al predetto accordo di programma” (tra Ministero dell’ambiente e tutela del territorio e del mare, la regione Lombardia, la Provincia di Pavia ed il comune di Broni), prevedendosi l’assegnazione di ulteriori fondi pari a 3 milioni di euro che a oggi non sono ancora arrivati. Attualmente nell’area ex-Fibronit di Broni è in atto la messa in sicurezza di un secondo lotto i quali lavori dovranno essere consegnati entro e non oltre la data dell’ 8 Luglio 2009 da parte della ditta che li sta attuando.

Questa,signori presenti, è la storia del nostro territorio, io mi chiedo,come mai Broni è ancora in queste condizioni?

Tenendo presente che è una sezione che dipendeva dalla FIBRONIT di CASALE MONFERRATO dove,come a Bari (altra sede Fibronit), è già stata ultimata da tempo la messa in sicurezza della fabbrica della morte. Inoltre per mia conoscenza in quel di CASALE MONFERRATO,è già molto avanti la bonifica dei siti civili e industriali.

Quindi invito ad un’azione persuasiva verso il GOVERNO al fine di farsi carico di attuare il decreto per attivare  il fondo alle vittime dell’amianto e si faccia ulteriore carico di versare il denaro per la bonifica di Broni e degli altri siti contaminati dall’asbesto.

E faccio appello a tutti VOI PRESIDENTI, DI COMITATI E ASSOCIAZIONI presenti ,di restare apolitici e apartitici poiché questa è la nostra forza.

Vi auguro un buon lavoro e con cordialità porgo i miei saluti e quelli dei miei compagni.

PORTALBERA 8 GIUGNO 2009

SILVIO MINGRINO

PRESIDENTE  ASSOCIAZIONE VITTIME AMIANTO NAZIONALE ITALIANA.

PS( presa visione per conoscenza MICHELE MICHELINO (COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI di LAVORO E NEL TERRITORIO)

 

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MINISTERO DELLA DIFESA – Benefici previdenziali ai lavoratori esposti all’amianto

Attuazione dell'articolo 47

del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269

 

di Ignazio Barbuto

Coordinamento nazionale difesa Federazione INTESA

( e-mail: ignazio.barbuto@libero.it  - cell. 3286715680 )

 

 

 

Il decreto legge n. 269/03, così come modificato, e le successive norme di attuazione ai sensi dell’articolo 47 del citato decreto nel definire l’ambito di applicazione, introducono l’ennesimo elemento di discriminazione tra dipendenti pubblici e privati; tant’è vero che, mentre per i primi il periodo non inferiore a dieci anni comportante esposizione all’amianto è moltiplicato, unicamente ai fini della determinazione dell’importo della prestazione pensionistica, per il coefficiente di 1,25, per i lavoratori del settore privato si continua ad applicare la pregressa normativa che prevede il  prepensionamento, di cui alla legge 257/92.

Viene meno, a nostro parere, il principio più volte sancito dalla Corte Costituzionale che il cosiddetto beneficio previdenziale dell’anticipato collocamento a riposo, è riconosciuto “per una minore attesa di vita” giacché il risarcimento di carattere economico è previsto nella malaugurata ipotesi dell’insorgere della patologia asbesto-correlata.

A seguito dell’attività ultradecennale della Federazione INTESA si è potuto stimare che migliaia sono i lavoratori civili e militari della difesa che sono stati esposti all’amianto e, pertanto, potenzialmente destinatari del beneficio previdenziale; purtroppo solo poche centinaia di dipendenti possono rivendicare il diritto al prepensionamento ai sensi della legge 257/92 e ciò esclusivamente grazie alle cause già vinte dalla Federazione Intesa nel corso degli ultimi anni e dei ricorsi presentati prima dell’entrata in vigore della nuova e restrittiva normativa del 2003.

Ancora una volta il Ministero della difesa si distingue, in negativo, anche nell’elaborazione dei curricula ai sensi delle norme di attuazione dell’art. 47; difatti, nel curriculum rilasciato al lavoratore si segnala genericamente l’adibizione in modo diretto e abituale ad attività lavorative comportanti esposizione all’amianto senza però indicare a quali tra quelle previste dal citato decreto legge, sebbene espressamente richiesto dalle procedure e richiamato da alcune circolari INPDAP. Conseguentemente a tale incompleta dichiarazione l’INAIL , nell’impossibilità di accertare l’esposizione, rifiuta di rilasciare l’idonea certificazione e pertanto, a distanza di circa cinque anni sarà necessario rivedere oltre 7.000 istanze.

Ulteriore motivo di contestazione da parte della Federazione INTESA nei confronti del Ministero sono state sia la scelta di elaborare i curricula a livello centrale e non di singolo Ente/Stabilimento, che avrebbe consentito una più realistica anamnesi lavorativa dei dipendenti, sia i criteri adottati nell’individuazione dei destinatari del beneficio previdenziale.

Il Ministero della difesa ha determinato, sulla base di valutazioni che restano ignote, quali sono i profili professionali sicuramente esposti all’amianto anche in relazione all’Ente di appartenenza. Tale scelta ha causato la paradossale esclusione dai benfici di lavoratori a parità di mansioni svolte unicamente perchè assegnati ad Enti/Stabilimenti differenti ed anche l’estromissione di alcune categorie come i “Tecnici specializzati di laboratorio” che, nei Laboratori chimici, per decenni hanno analizzato tutti i campioni, manufatti, polveri contenenti amianto utilizzati nelle Forze armate. In quest’ultimo caso appare ancor più grave l’esclusione in quanto i lavoratori non sono stati inseriti nel programma di screening per esposizione all’amianto che solo di recente, e dopo circa un decennio di lotte della Federazione INTESA, si sta attuando in alcuni luoghi di lavoro.

 

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I tumori da amianto in Italia:

quali politiche di indennizzo

 

di Enzo Merler*

 *Registro regionale veneto dei casidi mesotelioma. Servizio per la Prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, AULSS 16, Padova

 

L’esposizione ad amianto – in particolare quelle avvenute nei luoghi di lavoro che si sono caratterizzate per intensità, continuità nel tempo, assenza di sistemi di protezione – sta tuttora provocando e continuerà a provocare in Italia per altri anni un numero rilevante di tumori. Per due di questi tumori, mesoteliomi e tumori del polmone, disponiamo di informazioni adeguate per affermare che tutte le diverse fibre di amianto usate commercialmente sono causa di tutti i diversi tipi istologici di tumore dei due organi; l’insorgenza si manifesta a distanza di anni dall’inizio dell’esposizione, è funzione della dose cumulata cioè della intensità e della durata dell’esposizione, il rischio cresce per molti anni all’aumentare dell’età. Per i mesoteliomi altre solide informazioni indicano che non esiste una soglia al di sotto della quale l’esposizione sia priva di rischio di sviluppare questo tumore, mentre è chiara la presenza di una relazione dose-risposta, cioè di un aumento della frequenza del tumore all’aumentare della dose accumulata dal soggetto; il rischio è maggiore se l’esposizione è stata a fibre che includano quelle anfiboliche rispetto ad esplosioni che abbiano riguardato il solo crisotilo. Se l’esposizione ad un certo momento cessa o si è ridotta drasticamente, l’aumento del rischio all’aumentare dell’età invece di continuare si stabilizza o flette mano a mano che passano gli anni rispetto al momento di inizio dell’esposizione. A completamento di quanto indicato su livelli di rischio differenziati per fibra, è bene ricordare che l’esposizione a solo crisotilo è evenienza abbastanza infrequente, almeno in Italia, essendo relativamente poche le attività produttive o la produzione di manufatti che comportavano l’uso esclusivo di crisotilo. È stato invece molto comune l’utilizzo, contemporaneo o meno tra loro e contemporaneo al crisotilo, di mescole di diverse fibre di amianto anfiboliche che includevano amosite e crocidolite. Per fare degli esempi sulla situazione italiana, tra le fibre anfiboliche amosite è stata diffusamente usata nelle coppelle o altri materiali utilizzati per impedire la dispersione di calore quindi a rivestimento di condotte e tubi, oppure amosite è stata utilizzata a spruzzo in edifici o sulle paratie delle navi; crocidolite è stata usata sotto forma di cuscini o simili per isolare caldaie di ampie dimensioni come quelle di navi o nelle centrali ENEL ed è stata la fibra che le Ferrovie dello Stato hanno imposto venisse usata a spruzzo nella coibentazione di carrozze e motrici di tutto il parco ferroviario italiano. Infine, il crisotilo «puro» resta una specie di entità metafisica: tra il crisotilo commercializzato risulterebbe puro solo quello estratto da alcune miniere dello Zimbabwe, mentre il crisotilo canadese – maggiormente importato e usato in Italia – è inquinato da tremolite (e quindi da fibre anfiboliche) ed in aggiunta nei luoghi di estrazione e nei polmoni dei minatori di crisotilo canadese risultano presenti inquinamenti da crocidolite. È noto infine che l’esposizione a più di un cancerogeno contemporaneamente, in particolare ad amianto e fumo, per quanto riguarda i tumori del polmone, o l’esposizione congiunta a ad amianto e fumo o alcool, per quanto riguarda tumori del laringe, aumentano il rischio neoplastico del singolo agente, in maniera che è probabilmente più che additiva e da diversi ricercatori considerata moltiplicativa.

 

Le politiche di indennizzo in Italia dei tumori da amianto

La copertura assicurativa obbligatoria in Italia per i rischi lavorativi si traduce nella possibilità di un indennizzo per i soggetti colpiti da una malattia invalidante correlata al lavoro svolto. L’assicurazione è gestita dall’INAIL, istituto al quale spetta di ottenere dai datori di lavoro il pagamento del premio assicurativo e al quale compete rispondere in maniera motivata alle domande di indennizzo. Se la persona colpita da malattia ritiene che questa sia insorta come conseguenza di condotte illecite presenti nell’ambiente di lavoro può sostenere questa tesi indipendentemente dalla domanda di indennizzo, avviando un procedimento civile o chiedendo una valutazione penale. L’esito in questo caso non sarà un indennizzo ma un risarcimento (come sarà ripreso di seguito). La legislazione sull’indennizzo ha avuto in Italia una svolta nel 1994, quando (finalmente!) i mesoteliomi di tutte le sedi e i tumori polmonari insorti in esposti ad amianto sono stati inclusi nella lista della malattie professionali indennizzabili, eliminando al soggetto di dover «dimostrare» la presenza della malattia e dell’esposizione e la loro associazione causale, compito che è passato d’ufficio all’istituto assicuratore. Un successivo rilevante cambiamento è avvenuto nel 2000 quando, oltre all’indennizzo del danno derivante dalla incapacità al lavoro che la malattia provoca, la legislazione italiana ha imposto all’Istituto assicuratore di indennizzare anche il danno all’integrità psicofisica della persona colpita (per la quale non veniva in precedenza neppure chiesta copertura assicurativa). Dopo il cambiamento del 1994 si è iniziato ad osservare in Italia un aumento degli indennizzi per mesotelioma insorti per esposizioni lavorative. Negli ultimi dati disponibili questi si attestano intorno ai 500-550 indennizzi per mesotelioma per anno. Da quando sono disponibili le informazioni non solo sugli indennizzi ammessi al pagamento ma anche sulle domande di indennizzo, l’aumento dei riconoscimenti per mesotelioma è conseguenza di un aumento di domande, non solo di un restringimento della forbice tra domande e indennizzi (che risulta in Italia tra le più elevate nel quadro europeo relativo agli indennizzi per malattie e tumori

e professionali). Si tratta di una affermazione di una qualche importanza: una ragione sostenuta a lungo tempo a sostegno della pochezza degli indennizzi INAIL riconosciuti consisteva nell’affermare che mancavano le richieste (denunce di malattia professionale) non la disponibilità al risarcimento.È ben vero che si può considerare ancora presente in ambito medico una informazione inadeguata sui diritti e verso le malattie professionali, che si sostanzia da un lato nel non saper riconoscere la presenza di malattie causate dal lavoro e dall’altro nel non compiere gli atti che spettano ai medici per avviare una pratica assicurativa (compilare una «denuncia» di malattia professionale), assegnandosi il compito di deciderne o meno della presenza invece di considerare che spetta all’Istituto esprimere un giudizio sulla presenza o meno della malattia ed al medico di «denunciare» una malattia certa o sospetta. Le informazioni di fonte INAIL consentono di affermare che il numero di indennizzi concessi in Italia per tumore del polmone in esposti ad amianto sono estremamente modeste di numero, nell’ordine di una o qualche decina per anno. La modesta dimensione degli indennizzi per tumore del polmone in Italia sembra derivare da spinte contrapposte. Da un lato l’istituto assicuratore agisce con una politica di contrasto, che definisce una propria interpretazione del dettato legislativo: i tumori polmonari in esposti ad amianto verranno sì ammessi all’indennizzo, come dice la legge, ma con una autonoma scelta limitativa, solamente se la persona affetta da tumore non risulti essere stata esposta, al di fuori dell’ambiente di lavoro, ad altri cancerogeni, più precisamente se non risulti essere stato un fumatore. Il testo della legge non indica limitazioni o specificazioni, ma l’interpretazione garantisce un risultato: eliminare dall’indennizzo in un sol colpo quasi tutto l’insieme dei tumori polmonari che insorgono in esposti ad amianto. Dagli studi epidemiologici risulta, infatti, che pochi sono i tumori del polmone che insorgono in coloro che sono stati esposti ad amianto ma non erano fumatori, mentre la grande maggioranza dei tumori del polmone insorgono in soggetti che sono sia stati esposti ad amianto che fumatori, come risultato dell’effetto sinergico tra i due fattori. Si è, però, fatta spazio tra i funzionari INAIL successivamente una spinta diversa, basata sulla comprensione che esistano motivazioni che limitano una politica così restrittiva. È ben vero che l’amianto è un agente cancerogeno in quanto tale ed aumenta la frequenza di tumori del polmone e che il tumore del polmone può insorgere per effetto della sola esposizione ad amianto, ma la presenza di un effetto sinergico tra amianto e fumo non può essere ignorata ed è tale da concentrare il rischio in coloro che hanno subito entrambe le esposizioni. Dato che l’esposizione ad amianto ha «interessato» soprattutto gli esposti per lavoro e tra questi gli operai «comuni» di genere maschile piuttosto che impiegati di banca o quadri dirigenziali, ha «interessato» proprio la popolazione in cui si è concentrata e si concentra ancora l’abitudine al fumo di tabacco. Fa fede di questo diverso atteggiamento una circolare interna del direttore generale dell’istituto che sollecita le sedi INAIL ad ammettere all’indennizzo in tumori del polmone considerando l’avvenuta esposizione ad amianto. Una politica diversa dall’interpretazione restrittiva dell’INAIL e un approccio diverso sul nesso causale è rilevabile nella legislazione e nelle politiche assicurative di altri paesi, e tra questi di diversi istituti assicurativi europei: è vero, vi sono paesi in cui risultano introdotte specificazioni limitative, spesso in linea con la storia assicurativa di quel paese (senza voler considerare che le limitazioni potrebbero derivare da preoccupazioni sul numero delle malattie da indennizzare). Ecco allora l’indicazione che l’esposizione ad amianto debba essere stata importante per durata nel tempo o per lavoro svolto e quindi per intensità; la definizione di finestre temporali in cui si debba avanzare domanda di indennizzo; la definizione che l’indennizzo in un fumatore non potrà essere del 100% ma inferiore percentualmente a seconda del peso del fattore extralavorativo (per intensità del fumo, durata). L’indennizzo di un tumore del polmone insorto in un esposto ad amianto, che abbia o non abbia fumato, è ammesso e la quantità degli indennizzi riconosciuti in altri paesi europei dimostra che svengono seguite politiche, ritenute legittime ed appropriate, diverse da quella italiana. Operativamente l’aver incluso le due malattie nella liste delle malattie professionali comporta che ogni sede INAIL è diventata autonoma nel giudizio. Non è più necessario, come per le malattie non incluse nella lista ma per le quali può essere dimostrata l’associazione con un’esposizione lavorativa, che la singola pratica pervenga per un parere alla sede regionale. L’aspetto positivo è la potenziale velocità. L’aspetto negativo è la possibile lontananza delle persone che giudicano dalle conoscenze adeguate e da un inquadramento ampio. Ne deriva una maggiore potenziale difficoltà ad una quantificazione o corretta gestione «statistica», aspetto di maggiore sostanza, una parcellizzazione dei giudizi.

 

Il risarcimento

Il risarcimento è quello che potrebbe risultare dalla individuazione di responsabilità civili o penali e quindi dalla decisione di un magistrato che la malattia sia derivata da una condotta illecita, traducendo questa responsabilità in un valore patrimoniale volto a risarcire i diversi aspetti del danno. Ne consegue che l’entità del risarcimento risulta maggiore rispetto agli indennizzi e può riguardare patologie «benigne» come le placche pleuriche. Per ottenere questo riconoscimento occorre affrontare un processo, sia questo civile o penale; occorre che l’impresa o azienda, nel procedimento civile, o il responsabile della condotta, nel provvedimento penale, che ha causato il danno sia solvibile. Risulta difficile al momento una comprensione di quale sia la dimensione delle richieste di risarcimento civile avanzate in Italia per malattie da amianto e quante ne siano state elargite; altrettanto difficile risulta attualmente la quantificazione dei procedimenti penale ed il loro esito. Sono in corso iniziative che potranno portare ad una migliore comprensione. Secondo diversi magistrati si starebbe assistendo in Italia ad un paradosso, con procedimenti civili, per i quali non è richiesto di dover individuare responsabilità penali, che esitano in mancati risarcimenti nonostante venga documentata la presenza di esposizione e di misure igienistiche inadeguate, tanto da affermare che vincere una causa civile può essere ancora più difficile della dimostrazione di responsabilità penali.

 

La rete italiana di rilevazione dei mesoteliomi

In Italia è presente una rilevazione sistematica e continuativa dei mesoteliomi che opera attraverso registri regionali (che la legislazione chiama «Centri operativi regionali», COR), attivi in tutte le regioni ad eccezione di due aree (provincia di Bolzano, Molise). La rete attuale copre quindi quasi il 99% della popolazione italiana. La rete dei COR è stata attivata come conseguenza della traduzione legislativa della direttiva europea 477 del 1983. È stato istituito un Registro nazionale dei mesoteliomi (ReNaM) che ha sede presso l’Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza del lavoro (IISPESL), organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale. Il ReNaM in collaborazione con i COR ha definito modalità di rilevazione, definizione e approfondimento dei casi di mesotelioma, favorendo quindi che a livello nazionale si lavori sulla base di linee guida predefinite. L’approfondimento significa che per ciascun singolo caso sono ricercate, anche con interviste dirette alla persona o ai suoi familiari svolte utilizzando un questionario predefinito, informazioni sulla possibile pregressa esposizione ad amianto, sia questa avvenuta a causa del lavoro o per esposizioni ad amianto domestiche o ambientali. Terminato questa ricostruzione è espresso un giudizio di probabilità dell’esposizione, riassunta come certa, probabile o possibile, e per categorizzazione (lavorativa, domestica, ambientale, per hobby). Di questi registri regionali, tuttavia, una parte lavorano in condizioni di difficoltà (Sardegna, Calabria, Umbria). Di quelli operativi alcuni sono collocati istituzionalmente all’interno del Servizio sanitario (Emilia-Romagna, Veneto), mentre diversi sono collocati in strutture di ricerca (università, istituti tumori, altro). Di questi ultimi diversi lavorano con un rapporto costante con le strutture come i Servizi per la prevenzione nei luoghi di lavoro. Alcuni Registri hanno attivato una sorveglianza dei mesoteliomi e trasmesso le informazioni all’ISPESL per tutti i casi individuati e per quelli indagati insorti nel periodo dal 1993 in avanti (ed anche prima), mentre altri, aspetto conseguente alla legislazione italiana, hanno monitorato la patologia e trasmesso le informazioni al ReNaM dal 2000 in avanti. Cosa comporta questa rete? Perché conta relativamente agli aspetti assicurativi o di indennizzo? Una rete attiva di rilevamento e approfondimento dei mesoteliomi significa che in Italia, in questo momento, in una parte importante di aree italiane per territorio e popolazione, per oltre l’80% di entrambi, ogni nuovo caso di mesotelioma che insorge è individuato e quasi sempre indagato. La persona colpita o i suoi familiari vengono informati di quanto rilevato. Certamente, in una serie ampia di regioni e situazioni, i casi di mesotelioma ritenuti associati casualmente ad esposizioni lavorative sono trattati con gli obblighi che la legge prevede per quanto riguarda la comunicazione alle strutture dove è presente personale

che ha compiti di ufficiale di Polizia giudiziaria, come personale dei Servizi per la Prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro (SPISAL o dizioni simili) delle Aziende sanitarie locali, che interagiscono quindi con le Procure della Repubblica. Le strutture di diagnosi e cura o il personale degli SPISAL, nel caso di malattia sospetta o certa come professionale, avviano le procedure perché l’Istituto assicuratore esprima un giudizio di merito. Per indicare la dimensione attuale della sorveglianza, si consideri che i COR hanno trasmesso al ReNaM le informazioni su circa 9000 casi di mesotelioma identificati, dei quali è stata approfondita la possibile pregressa esposizione ad amianto per circa 6500. In Italia si verificano ogni anno circa 1200 decessi per tumore primitivo pleurico; a questi vanno aggiunti i decessi per tumore peritoneali, più difficili da conoscere come entità, ma che sono nell’ordine di almeno un centinaio per anno. Si comprende più facilmente, quindi, perché l’Istituto assicuratore, a partire dal 1994, abbia discusso di un numero progressivamente maggiore di casi di mesotelioma. I risultati raggiunti dal ReNaM devono essere considerati per un altro aspetto. Sono stati pubblicati da parte del ReNaM già due volumi sull’attività svolta. Un terzo rapporto è previsto venga pubblicato entro la fine del 2009. I diversi COR hanno pubblicato numerose riflessioni sulla casistica da loro rilevata e approfondita. Entrambe le strutture (ReNaM e COR) hanno pubblicato approfondimenti e riflessioni nella letteratura scientifica internazionale e nazionale. Il ReNaM nel suo insieme e nelle sue dimensioni territoriali è diventato quindi uno strumento indispensabile per comprendere l’epidemiologia del mesotelioma in Italia e quindi anche gli aspetti che riguardano le caratteristiche dell’esposizione lavorativa ad amianto che è avvenuta in Italia. Per fare un paragone con un’altra rilevazione presente in Italia ma non confrontabile per quanto riguarda gli stanziamenti per la ricerca, la comprensione epidemiologica dell’AIDS non è immaginabile se non sulla base della rilevazione e dei risultati che vengono comunicati dall’Istituto superiore di sanità. In una recente pubblicazione sul mesotelioma tra gli edili in Veneto sono stati

presi in considerazione domande e riconoscimenti assicurativi per malattia professionale. Quest’esperienza sembra meritare qualche commento. In Veneto, come a livello italiano nei dati ReNaM, il settore lavorativo che produce più mesoteliomi è il lavoro in edilizia. Le domande di riconoscimento del mesotelioma come malattia professionale in coloro che sono stati edili sono inferiori al totale dei casi avvenuti per ragioni che non possono essere indagate sui dati raccolti: una parte degli indennizzi è chiesta in vita, ma l’indennizzo, se la persona decede, viene assegnato solo se esistono eredi (moglie e figli entro una certa età). Le domande in vita risultano risolte dall’Istituto assicuratore in tempi relativamente brevi, circa 6 mesi, ma con una percentuale importante di rifiuti (intorno al 30%). Se la domanda è avanzata dopo la morte del soggetto, dai suoi eredi, il livello di rigetto da parte dell’Istituto assicuratore aumenta fortemente (circa il 75%) ed i tempi di risposta si dilatano (intorno ai 20 mesi). Pochi sono i parenti che, di fronte al primo rigetto dell’INAIL, si oppongono e proseguono l’iter amministrativo, con il risultato di ridurre la percentuale di risposte positive totali.

Gli altri aspetti che interessa sottolineare in questo contesto dei dati ReNam sono i seguenti. È dimostrato nell’esperienza dei COR che una identificazione positiva della pregressa esposizione ad amianto è più probabile che risulti se è stato possibile raccogliere informazioni direttamente dal soggetto. Purtroppo il mesotelioma risulta causare il decesso delle persone colpite in un tempo medio di 8-9 mesi dalla diagnosi, mesi in cui possono essere presenti condizioni di salute gravemente compromesse, conseguenti a trattamenti farmacologici o chirurgici di grande impegno e alla gravità della malattia. Per queste ed altre ragioni gli aspetti legati all’indennizzo possono non costituire una priorità per quella persona o per i suoi familiari. La comprensione della pregressa esposizione può essere difficile da ricostruire: la latenza (periodo in anni tra inizio dell’esposizione ad amianto ed insorgenza della malattia) media rilevata in Italia per i mesoteliomi è intorno ai 45 anni. Le situazioni produttive che hanno causato l’esposizione possono non essere più presenti da tempo. Assume rilevanza quindi avere conoscenze a priori, derivanti da quanto già rilevato e noto, sia per quanto riguarda le singole situazioni produttive, cioè le aziende di un territorio, sia per quanto riguarda i settori produttivi. Diviene rilevante collocare il singolo caso in un contesto, quello dei casi già insorti ed indagati, per attività economica, settore produttivo, singola azienda. Sono informazioni che oggi possiedono e presentano i COR ed il ReNaM, non l’istituto assicuratore. Non può essere «preteso» per la concessione di un indennizzo che la persona affetta da mesotelioma «dimostri» di aver usato amianto o prodotti a base di amianto: anche in questo caso questa pretesa è al di fuori di quello che il dettato legislativo indica, essendo il mesotelioma stato incluso nella lista delle malattie professionali. Si consideri, come ulteriore esempio, che una cifra vicina al 5% dei casi di mesotelioma che osserviamo oggi in Italia riguarda soggetti che sono stati migranti per lavoro all’estero dove risultano aver avuto esposizioni professionali: la ricostruzione della esposizione per loro può presentare problematiche ancora più complesse, ma hanno diritto alla stessa tutela. Infine i dati nazionali – con variazioni ampie tra le singole regioni – suggeriscono che una cifra vicina al 10% dei casi di mesotelioma insorge soprattutto nel genere femminile, non a causa di esposizioni lavorative ma a causa di pregresse esposizioni familiari, per esempio derivanti dall’aver convissuto con una persona esposta ad amianto sul lavoro, o a causa dell’aver abitato in luoghi che erano inquinati da fibre di amianto. L’esempio più estremo di cause ambientali dei mesoteliomi è osservato per aver abitato in luoghi dove erano insediate aziende del cemento-amainto, come è avvenuto a Casale Monferrato (per l’azienda Eternit) o a Bari (per l’azienda Fibronit). Essendo legati ad inquinamenti ambientali, le esposizioni possono essere iniziate fin dalla nascita dei soggetti colpiti, il che significa che portano spesso al decesso in età ancora più anticipata. Se in generale in Italia i soggetti colpiti da mesotelioma, benché il mesotelioma sia più frequente nelle età più avanzate, anticipano il decesso di circa 10 anni rispetto all’attesa di vita, questa anticipazione è ancora maggiore per i soggetti colpiti da mesotelioma per inquinamenti da amianto domestici o ambientali. Ne deriva il sovvertimento umano ed economico di interi nuclei familiari. Questi casi di mesotelioma non dispongono oggi di alcuna tutela assicurativa e di alcuna forma di indennizzo.

 

Tumori polmonari in esposti ad amianto

In relazione a quanto indicato nella premessa, a differenza del mesotelioma (per il quale ci attendiamo una frazione di casi determinata non da esposizioni lavorative, ma da esposizioni domestiche o ambientali) per i tumori del polmone ci aspettiamo che sia la popolazione degli esposti ad amianto a causa del lavoro quella in cui è rilevabile e presente un eccesso di malattia. A fronte della pochezza degli indennizzi per tumore del polmone in esposti ad amianto per lavoro, non si conosce con compiutezza quale sia l’entità delle domande e quale sia quindi la proporzione di rigettati sul totale delle domande di indennizzo. La dimensione degli indennizzi contrasta con i dati epidemiologici. Questi sono costituiti dal risultato di diversi filoni di ricerca. In Italia in anni passati – ma uno studio assolutamente recente è stato condotto in Lombardia – sono stati svolti studi caso-controllo di popolazione sui tumori polmonari insorti nella popolazione generale maschile di alcune aree territoriali, con l’obiettivo di quantificare quale fosse il rischio attribuibile (e quindi la

percentuale potenzialmente prevenibile) dei tumori polmonari causati da esposizioni a cancerogeni utilizzati nei luoghi di lavoro. Alcuni di questi esercizi hanno presentato valori per singola sostanza di uso industriale e tra queste quale sia la percentuale di tumori potenzialmente prevenibile se non fosse stata presente esposizione lavorativa ad amianto. Lo studio svolto in Lombardia calcola che il 17% dei tumori polmonari insorti in uomini residenti in circa 200 comuni lombardi insorti tra il 2002 ed il 2005 non sarebbe insorto se non fossero stati esposti ad amianto. I casi di tumore del polmone che insorgono ogni anno nella sola Lombardia attribuibili all’amianto sono circa 800. Un secondo insieme di studi riguarda la valutazione della mortalità, più raramente dell’incidenza, di tumori polmonari in insiemi (coorti) di esposti ad amianto in alcune lavorazioni, come la cantieristica navale, le industrie del cemento-amianto, coibentatori, altro. Questi studi permettono anche il confronto tra casi o decessi per tumore primitivo pleurico e peritoneale rispetto a casi e decesso per tumore polmonare. In diversi di questi studi, quasi sempre positivi per presenza di mesoteliomi, sono stati rilevati tumori del polmone, in numerose occasioni in eccesso rispetto all’atteso, calcolato sulla frequenza della malattia nella popolazione generale di uguale età, genere e periodo. È frequente osservare in questi studi che il numero di decessi per tumore polmonare risulta maggiore del numero di mesoteliomi. L’eccesso è, invece, la quantificazione della maggiore frequenza di tumori rispetto all’atteso. La legislazione che ha accompagnato la fuoriuscita dell’Italia dall’amianto ha portato ad un insieme di soggetti (dapprima circa 250.000, la seconda volta circa 600.000) viventi che hanno richiesto all’INPS una maggiorazione pensionistica affermando di essere stati esposti per amianto sul lavoro. Questo insieme contiene certamente sottogruppi ad elevato rischio di tumore del polmone. Infine, è stata di recente pubblicata da parte di ricercatori dell’ISPESL una stima del numero atteso di tumori polmonari attribuibili oggi all’esposizione ad amianto, derivata da un parallelo con la frequenza di tumori primitivi pleurici nelle stesse aree territoriali. La stima indica un rapporto vicino ad 1:1 tra le due patologie, quindi indica in circa 1200 i casi di tumore del polmone che insorgono ogni anno in Italia a causa dell’esposizione lavorativa ad amianto. Questa valutazione è utile per comprendere due aspetti. Indica la distanza che esiste tra riconoscimenti assicurativi e stima a livello nazionale, che è di molte centinaia di mancati indennizzi. Il rapporto 1:1 si sposterà verso valori più elevati o inferiori a seconda dell’area territoriale, in relazione al tipo di attività produttiva ed utilizzo di amianto e prodotti a base di amianto. Stanno passando molti anni dalla fine dell’esposizione ad amianto e ci si deve attendere una progressiva attenuazione del gettito di tumori polmonari causati dall’amianto nelle popolazioni lavorative esposte. Il gettito di tumori polmonari presenta una curva di decremento anticipata e più rapida rispetto a quella dei mesoteliomi. Il mancato riconoscimento assicurativo negli anni passati della grande maggioranza dei tumori polmonari insorti in esposti ha portato all’esclusione dall’indennizzo di un numero più consistente di tumori del polmone rispetto a quelli che comparativamente si ripresenteranno nel futuro. Non esiste in Italia una rilevazione sistematica dei tumori del polmone di cui faccia parte integrante l’approfondimento dei rischi lavorativi e quindi l’identificazione dei possibili casi di origine professionale. In alcuni ambiti territoriali o da parte di alcuni gruppi di lavoro sono presenti, piuttosto, alcune attività per i casi di tumore del polmone ospedalizzati o diagnosticati con l’approfondimento dei rischi lavorativi pregressi e sono svolte attività di sorveglianza su esposti ad amianto (coorti lavorative, studi trasversali sulla capacità diagnostica di tecniche di immagine, osservazione nel tempo di eventi in soggetti che hanno presentato domanda di prepensionamento). In aggiunta è stato sviluppato un modello di studio caso-controllo denominato OCCAM, che consiste nel calcolo del rischio relativo per aver lavorato in alcuni settori produttivi, valutato sui casi ospedalizzati secondo i record ospedalieri (Schede di dimissione ospedaliera) o sui casi di tumore del polmone censiti da alcuni Registri tumori, o sulla mortalità: la storia di lavoro è quella ricostruita attraverso la memorizzazione INPS, disponibile per gli anni dal 1974 in avanti. Lo studio ha finora riguardato alcune realtà, considera i casi di tumore avvenuti in anni passati, non porta necessariamente a possibili ricadute assicurative per i casi inclusi nello studio ed ha quindi finalità di tipo «esplorativo». In ogni caso, le eventuali domande di riconoscimento di malattia professionale che sono esitate da queste attività si possono essere scontrate con le politiche di riconoscimento dell’Istituto assicuratore che abbiamo in precedenza descritto.

 

Asbestosi polmonare e placche pleuriche

Benché non sia al centro dell’interesse di questo testo non è possibile non accennare al fatto che l’esposizione ad amianto può essere causa di una fibrosi interstiziale polmonare (asbestosi) o portare allo sviluppo di placche pleuriche. L’asbestosi polmonare è una grave malattia, che causa deficit funzionali progressivamente più gravi in relazione alla potenzialmente inarrestabile sostituzione del parenchima polmonare con un tessuto fibrotico. La malattia veniva osservata frequentemente nel passato tra le persone fortemente esposte ad amianto per lavoro. La riduzione dei livelli di esposizione, conseguente dapprima ai cambiamenti tecnologici ed ad intereventi e poi al bando dell’amianto, hanno reso questa malattia sempre meno frequente. In ogni caso, nel corso degli ultimi decenni sta scomparendo in Italia la mortalità per asbestosi insieme alla scomparsa dell’insorgenza di nuovi casi. Diversa è, invece, la situazione per quanto riguarda le placche pleuriche: si tratta di ispessimenti fibrosi della pleura, il foglietto di rivestimento dei polmoni. Le esposizioni presenti nel passato nei luoghi di lavoro portavano non infrequentemente alla comparsa di placche di importante estensione, accompagnate da deficit funzionali respiratori. Poiché questa patologia, a differenza dell’asbestosi, è meno dose-dipendente, non è assolutamente scomparsa di scena, tanto che in gruppi di ex esposti oggi viventi, come possono essere gli addetti di alcuni cantieri navali o gli addetti ad aziende del cemento-amianto o alla produzione e ristrutturazione di carrozze ferroviarie, placche pleuriche vengono osservate in percentuali consistenti di soggetti, cioè in percentuali che variano tra il 10% e il 40%. Nella maggior parte dei casi dei tratta di placche di estensione limitata, che non si accompagnano ad alcun deficit funzionale polmonare. Dal punto di vista assicurativo, l’asbestosi parenchimale è malattia riconosciuta in Italia fin dal 1946. Le placche pleuriche sono ammesse all’indennizzo ma se è assente un danno funzionale respiratorio, l’Istituto assicuratore compensa il danno biologico per qualche punto percentuale, cioè senza rendita economica.

 

Il rinnovamento del quadro risarcitorio in altri paesi

In diversi paesi, e tra questi in alcuni paesi dell’Unione Europea, la dimensione delle malattie causate dall’amianto ed i problemi che queste sollevano per i singoli e per il loro nucleo familiare hanno già comportato una ridefinizione del sistema di indennizzo o una riconsiderazione è in corso. Risultano attuate decisioni diversificate. Oltre a politiche governative rinnovate, si deve considerare che in questi anni, per effetto di alcuni procedimenti giudiziari, singole aziende hanno attivato Fondi per indennizzi o risarcimenti, che qui non commenteremo: ci si riferisce ad esempio al procedimento giudiziario inglese relativo alla richiesta di risarcimento verso l’azienda CAPE per 7000 soggetti colpiti da malattie da amianto derivanti dal lavoro minerario in Sud Africa; e alla istituzione di un fondo della Eternit svizzera a cui potrebbero accedere i 2500 soggetti inclusi nel procedimento penale della Procura di Torino per aver lavorato in loro stabilimenti italiani del cemento-amianto. Per quanto riguarda il Regno Unito è stato affermato che un testo di modifica sarà stato presentato al Parlamento questo autunno; non si ritiene di poter entrare nel merito di una discussione che riguarda contenuti in parte non disponibili. In Giappone è stata approvata nel 2006 una legge che istituisce un fondo per le vittime dell’amianto, che sta portando ad un numero totalmente diverso di indennizzi rispetto al passato. La legge riguarda tumore del polmone e mesotelioma non coperti dall’assicurazione sul lavoro, rivolta espressamente anche ai soggetti affetti da mesotelioma «per i quali l’origine dell’esposizione ad amianto non è stata rintracciata». La situazione in quel paese merita un accenno. In Giappone la comprensione della dimensione delle malattie da amianto è recente, rimasta sottotraccia per molti anni, non ostante fosse emerso che consumi importanti di amianto erano stati presenti nel settore delle costruzioni navali e del cemento-amianto. In quel paese sono stati pubblicati di recente sia valutazioni dell’andamento dei mesoteliomi, sia studi epidemiologici sulla grave situazione che è stata determinata da un’azienda di produzione di cementoamianto nei lavoratori di quell’azienda e nella popolazione circostante la fabbrica. Come successo in diverse altre situazioni, la percezione del danno ha fatto sorgere una diversa sensibilità, ed organizzazioni e associazioni di tutela che hanno favorito una diversa percezione del problema.  Si conoscono nel dettaglio e nei risultati le decisioni prese in alcuni paesi europei che si caratterizzano per un sistema assicurativo sulle malattie da lavoro simile al nostro e che hanno avviato una riflessione e deciso alcuni orientamenti sulle malattie da amianto in anni recenti. In Olanda nel 2000 è stato creato per legge un «Istituto per le vittime dell’amianto» rivolto esclusivamente ai mesoteliomi di origine professionale, al quale possono rivolgersi i malati. Personale dell’istituto verifica la diagnosi, raccoglie informazioni sull’esposizione e, se l’esposizione è confermata, concede un indennizzo. Nel caso consideri presente una responsabilità del datore di lavoro, agisce da intermediario con il risultato che, se la responsabilità è ammessa, il malato riceva una ulteriore somma, anche questa di entità predefinita. Il nuovo quadro istituzionale ha portato ad un aumento di domande e di indennizzi (circa 370 per anno su circa 400 casi di mesotelioma che insorgono nella popolazione), alla definizione in tempi brevi delle domande, alla riduzione delle cause civili. Per converso, ha reso l’istituto la struttura responsabile della mediazione, che è ritenuta essere incline al punto di vista dei datori di lavoro. È chiaro da quanto detto che la trasformazione attiene solamente ai mesoteliomi di origine lavorativa. Nel 2000 è stata approvata in Francia una legge che istituisce un «Fondo per le vittime dell’amianto» che è rivolto alle persone che sul territorio francese hanno subito danni derivanti da esposizione diretta. Il budget varia in relazione alla consistenza delle domande di indennizzo e si aggira ora sui 300 milioni di euro per anno. Il finanziamento è coperto in parte dalle casse malattie (e quindi dalle aziende) in parte dallo Stato. Per alcune malattie (mesotelioma, asbestosi, placche pleuriche) le persone ammalate devono solo presentare domanda e documentazione medica adeguata, poiché tutti i casi sono indennizzati, essendo ritenuti per definizione associati ad esposizioni ad amianto. Per altre patologie (tumori del polmone, altri tumori) è una commissione medica a valutare la presenza di una associazione causale caso per caso, sulla base di una raccolta di documentazione e di un giudizio. L’indennizzo è concesso alla persona o ai suoi eredi, comprensivi dei nipoti. La legge impone tempi predefiniti per arrivare ad una decisione amministrativa. Questo indennizzo non esclude che la persona o i suoi parenti possano agire verso responsabilità civili o penali. L’ammontare dell’indennizzo è graduato, in funzione della gravità della malattia, ben più consistente per malattia mortale, e dell’età al decesso. Le domande sono state di circa 20.000 per anno, maggiori di consistenza nei primi anni.

 

Risarcimento

In questo testo non si è fatto cenno al risarcimento per malattie da amianto. Il risarcimento riguarda la compensazione economica per l’insieme dei danni che una malattia causa: non solo l’incapacità al lavoro e, se presente, la morte anticipata, ma la sofferenza fisica e psichica propria e dei congiunti, o altro. Si tratta quindi di valutazioni economiche che si sostanziano in valori in genere maggiori rispetto a quelli relativi all’indennizzo della riduzione della capacità di lavoro o al danno biologico. Tra le malattie da amianto finora considerate, il diverso modo di considerare le conseguenze comporta che il risarcimento abbia significato, in diverse situazioni, un risarcimento economico anche per le placche pleuriche non accompagnate da deficit funzionali. È già stato detto che il risarcimento in Italia consegue all’esito positivo di procedimenti civili o penali.

 

Conclusioni

Ad aprile 2009 si è svolto a Padova un convegno, organizzato dalla Fondazione vittime dell’amianto Bepi Ferro Onlus, dal titolo «Fondo per il risarcimento delle vittime dell’amianto: opportunità, necessità, prospettive» finalizzato alla discussione della necessità di un Fondo per le vittime e di valutazione della nuova legge italiana che lo istituisce. Il convegno si è svolto con il patrocinio dell’INCA nazionale e di altre istituzioni. Gli atti del convegno sono in pubblicazione. Il convegno si è concluso con una comunicato stampa di illustrazione dei contenuti emersi, che è riportato in appendice. La legge di bilancio italiana, finanziaria 2008, ha istituito in Italia un Fondo per le vittime dell’amianto, definito un ammontare per alcuni anni (tre quarti a carico dello Stato, un quarto a carico delle imprese attraverso addizionali sui premi assicurativi). L’organizzazione del Fondo deve essere definita da un decreto che doveva essere emanato entro 90 giorni. Il convegno ha espresso considerazioni positive sulla istituzione del Fondo ma critiche su diversi aspetti, come si può leggere nel comunicato. La discussione e le critiche si spera favoriscano di fare un passo in avanti e non due indietro.

 

Bibliografia

Le affermazioni contenute in questo testo sono supportate da riferimenti bibliografici,

che non sono riportati ma possono essere richiesti all’autore.

 

Allegato

Comunicato a conclusione del Convegno

I partecipanti al convegno svoltosi a Padova il 10 aprile 2009, promosso dalla Fondazione Vittime dell’amianto «Bepi Ferro» onlus, dal titolo il «Fondo per le vittime dell’amianto: opportunità, necessità e prospettive» sintetizzano i risultati ed indicano alcune necessità. Il convegno si è svolto sotto il patrocinio dell’Istituto superiore per la sicurezza sul lavoro (ISPESL), Istituto nazionale confederale di assistenza (INCA), Carovana lavoro sicuro, Azienda sanitaria locale di Padova, Comune di Padova. Al convegno hanno partecipato circa 300 persone, provenienti da istituzioni di ricerca, o rappresentate da operatori del Servizio sanitario nazionale, degli istituti di tutela assicurativa, giuristi e magistrati, con la presenza di una importante componente di persone che hanno nel passato lavorato o sono state esposte ad amianto. Il convegno si è caratterizzato per una serie di relazioni, svolte dai ricercatori più autorevoli del settore, che hanno favorito una comprensione della dimensione numerica dei tumori da amianto che si verificano oggi nella popolazione italiana, con contributi specifici che hanno riguardato i risultati della rete nazionale

di sorveglianza dei mesoteliomi maligni, ed una stima della dimensione dei tumori polmonari in esposti ad amianto. Per quanto riguarda i mesoteliomi, sono state presentate valutazioni sulla dimensione dei mesoteliomi che insorgono oggi a livello nazionale per effetto delle pregresse esposizioni lavorative e una dimensione dei mesoteliomi causati da amianto, ma per effetto di esposizioni familiari, domestiche o ambientali. È oggi presente una sorveglianza epidemiologica che copre 19 delle 21 regioni italiane e che consente di identificare e approfondire per quanto riguarda la pregressa esposizione ad amianto, i circa 1200 casi di mesotelioma che insorgono attualmente in Italia.La frazione identificata come dovuta ad esposizioni lavorative è vicina all’80% negli uomini, inferiore delle donne. Una cifra vicina al 10% dei mesoteliomi risulta associata solamente ad esposizioni non lavorative, ma ambientali e domestiche e colpisce soprattutto le donne. Questa frazione è particolarmente elevata in situazioni locali, per l’effetto determinato da aziende del cemento-amianto,

come esemplificano le situazioni di Casale Monferrato (Alessandria), Bari, Broni (Pavia) e i numerosi poli di insediamento della cantieristica navale e della decoimbentazione delle carrozze ferroviarie. Per altro la situazione presente a Casale Monferrato e il contributo che la popolazione e le forme organizzative locali hanno dato per l’ampliamento delle tutele e il sostegno alle persone colpite sono state oggetto di ampia presentazione. La situazione di Casale Monferrato è particolarmente utile per considerare l’ampiezza delle problematiche che le istituzioni nazionali, regionali e locali sono chiamate a svolgere per situazioni che necessitano di politiche che affrontino l’offerta di diagnosi e cura, il sostegno alle persone colpite e alle loro famiglie, il controllo delle attività a rischio, il risanamento ambientale, il finanziamento alla ricerca. È stato riferito che la consistenza numerica dei tumori del polmone che insorgono attualmente in Italia per effetto di pregresse esposizioni lavorative ad amianto dovrebbe essere simile a quella dei mesoteliomi, quindi di circa 1200 nuovi casi all’anno, con variazioni che dipendono dalla gravità delle diverse pregresse esposizioni lavorative. È stato inoltre affrontato, con dati che hanno preso come osservazione i paesi della Comunità europea, il funzionamento del sistema del risarcimento assicurativo per quanto riguarda le malattie da amianto che insorgono nelle persone che sono state esposte per lavoro. Su questo aspetto colpisce la differenza esistente tra i diversi paesi della UE e l’Italia: benché formalmente in Italia il mesotelioma ed il tumore del polmone possano essere risarciti come malattia professionale se insorti in un lavoratore esposto ad amianto, nei fatti i riconoscimenti riguardano, quasi ovunque, esclusivamente i mesoteliomi. Non dispongono di alcuna forma di sostegno, risarcimento e assistenza le persone che si ammalano di mesotelioma per esposizioni non lavorative. Per attività produttive cessate da tempo è frequente l’impossibilità della magistratura di valutare responsabilità civili o penali. Entrambi questi tumori, mesoteliomi e tumori del polmone, causano una morte anticipata rispetto all’attesa di vita presente in Italia, se aggiungiamo i casi di mesotelioma che insorgono per esposizioni domestiche ed ambientali, più frequenti nelle donne, si osserva che i tempi sono ancora più anticipati, con il risultato di determinare situazioni di grave disagio sociale. Particolare importanza ha avuto al convegno la riflessione sull’applicazione di un Fondo per le vittime dell’amianto, operante per legge in Francia dal 2000 ed attivo dal 2002. Il Fondo francese si caratterizza per essere indipendente ed aggiuntivo rispetto agli indennizzi per causa lavorativa; copre le diverse malattie da amianto, includendo mesoteliomi, tumori del polmone, asbestosi e placche pleuriche. Il risarcimento alla persona o agli eredi (coniuge, figli, nipoti) è assegnato a tutti i casi di asbestosi, mesotelioma e placche pleuriche una volta verificata l’esistenza della malattia. Il risarcimento relativo a tumori del polmone o di altre sedi è invece assegnato sulla base della presenza di un nesso causale giudicato in quel soggetto presente, valutato da un gruppo di esperti. La procedura del risarcimento ha tempi fen definiti e certi (massimo 6 mesi dalla richiesta). Il risarcimento alla persona o agli eredi (coniuge, figli, nipoti) varia come entità in funzione: dell’età (più giovane è la persona colpita più alto è il risarcimento); dei danni subiti (maggiore per le malattie che, come nel caso dei tumori, portano alla morte). Il costo del fondo è coperto al 90% dalle casse mutue, per il rimanente dallo Stato francese. La somma messa a disposizione del Fondo in Francia è di circa 500 milioni di euro per anno. Una ampia tavola rotonda, alla quale hanno partecipato diverse e autorevoli figure, ha permesso di collocare la discussione sul Fondo nel contesto della situazione italiana. Vi è la richiesta unanime di dare attuazione rapida alla legislazione che in Italia istituisce il Fondo Vittime dell’amianto, come prevede la legge 24 dicembre 2007, n. 244, procedendo all’approvazione del regolamento. Il ritardo di un anno nell’emanazione del regolamento rispetto alla data prevista dalla succitata legge rappresenta uno sforamento temporale censurabile. La dotazione del Fondo appare assolutamente inadeguata viste le dimensioni degli aventi diritto, sia per le limitate risorse messe a disposizione che per i limitati ambiti di intervento; nella discussione è stata sottolineata l’importanza di finanziare il Fondo attraverso l’istituzione di un contributo da parte delle aziende da sommare a quanto stanziato dallo Stato. Rispetto all’attuale impostazione i partecipanti al convegno rimarcano che il target del Fondo debba essere rappresentato da coloro che hanno contratto malattie correlate con l’asbesto, includendo evidentemente anche coloro che si ammalano per esposizioni non professionali, slegando i criteri del Fondo da quelli utilizzati dall’Istituto assicuratore per le malattie professionali, e dai benefici previdenziali. Il risarcimento è opportuno che sia graduato per malattia e debba essere erogato in primo luogo ai soggetti, o loro eredi, affetti da malattie che portano al decesso, come il mesotelioma ed i tumori polmonari asbesto-correlati.

Padova, 15 aprile 2009

 

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ARCHIVIO

VERSO LA

CONFERENZA NAZIONALE

 

IN PRIMO PIANO

OGGI 25 SETTEMBRE

ORE 13,00

TG 5

LA TRAGEDIA DI BRONI

LA FABBRICA DI AMIANTO

SEGNALAZIONE DI SILVIO MINGRINO

PRESIDENTE AVANI - BRONI

 

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Esecutività della Sentenza

del TAR del Lazio n°5750/09

 

 

A seguire Comunicato stampa GIORNATA DI MOBILITAZIONE ROMA 17 SETTEMBRE

 

e il Sommario

“Gli articoli della Conferenza”

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Esecutività della Sentenza del TAR del Lazio n°5750/09

Riceviamo e pubblichiamo il parere motivato inviato dall’Avv. Ezio Bonanni al Comitato promotore Conferenza Amianto 2009 in merito alla Esecutività della Sentenza del TAR del Lazio n°5750/09

Avv. Ezio Bonanni

Patrocinante in Cassazione e presso le Magistrature Superiori

e-mail: avvbonanni@libero.it                         sito web: www.eziobonanni.it

 

 

Al Comitato promotore Conferenza Amianto 2009

(parere motivato come richiesto)

 

OGGETTO: Esecutività della Sentenza del TAR del Lazio n°5750/09.

 

Si da seguito alla richiesta di chiarimenti formulata dal Comitato promotore Conferenza Amianto 2009.

L’INAIL non sta dando esecuzione spontanea alla Sentenza del TAR del Lazio, che, in relazione al D.M. On.le Damiano, 12.03.2008 e INAIL centrale, 19.05.2008, ne ha dichiarato la loro parziale illegittimità, e, di fatto, espungendone l’art. 1, lettera b), la limitazione dell’ambito di operatività delle nome di cui all’art. 1, commi 20-21-22, della legge 247 del 2007, ai lavoratori di 15 dei 500 siti per i quali era intervenuto l’atto di indirizzo ministeriale, che aveva dichiarato la loro esposizione all’amianto.

Nella Sentenza n°5750/09: “Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio – Sezione Terza bis definitivamente pronunziando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie  per l’effetto annulla il D.M. del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale e del Ministero dell’Economia e Finanze in data 12 marzo 2008 e l’atto di cui alla nota INAIL – Direzione Centrale prestazioni – Ufficio III N. 60002 del 19 maggio 2008 nelle parti e secondo le modalità in motivazione indicate. Condanna…”.

La Sentenza del TAR del Lazio è esecutiva.

L’INAIL persegue nell’interpretazione restrittiva, per cui i lavoratori aventi diritto, che sono tutti quelli che hanno prestato la loro attività nei siti oggetto di atto d’indirizzo, senza limitazione di mansioni, devono depositare la domanda di prolungamento e/o riesame, per ottenere il certificato di esposizione.

Nel caso di diniego, gli aventi diritto debbono procedere immediatamente con ricorso alla Magistratura del Lavoro, chiamando in causa l’ente titolare della loro posizione previdenziale (INPS, INPDAP, ecc.), e l’INAIL (quest’ultimo chiamato a rispondere anche a titolo di risarcimento dei danni[1][1]).

Sono destituite di fondamento tutte quelle indicazioni ERRATE che tendono a sviare gli aventi diritto dal chiedere l’applicazione della legge, per poter ottenere la certificazione.

Ove ci fosse necessità di chiarimenti si esprime la più totale disponibilità (in modo gratuito) con comunicazioni all’e-mail avvbonanni@libero.it o al n°0773/663593 oppure 06/68309534 e si allega modello di domanda predisposto per inoltrare la richiesta all’INAIL per chiedere l’applicazione della Legge, conformemente a Sentenza e diritto.

Roma, 19.09.2009

( Ezio Bonanni )

 

[1][1] L’INAIL, negando dei diritti che hanno il loro fondamento costituzionale negli artt. 2 e 38 e che proiettano il principio di solidarietà nella dinamica sociale, e che costituiscono un risarcimento, contributivo, dei pregiudizi sofferti dai lavoratori esposti, agisce illegittimamente, violando il principio del neminem laedere: sussiste pertanto anche una responsabilità per violazione delle norme di legge. Gli enti inadempienti sono responsabili anche dei danni non patrimoniali nella misura in cui ritardano l’accesso alle prestazioni previdenziali prolungando l’attività dei lavoratori esposti (con pregiudizio della loro salute, delle loro attività, anche di autorealizzazione della persona umana) e come tali ne rispondono (anche alla luce della recente Sentenza della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite n°26972/08).

 

Segue modello di domanda così come formulato per le parti assistite dallo scrivente. Chi lo vorrà potrà utilizzare il presente modello anche nominando altri legali. L’utilizzo del modello è gratuito. maggiori chiarimenti possono essere richiesti con e-mail a avvbonanni@libero.it

 

 

Spett.le INAIL DI ___________________

Via ____________________________

_______________________________

 

 

e p.c. On.le Sig. Procuratore della Repubblica

c/o il Tribunale di ___________________

 

 

 

DOMANDA EX ART. 1, COMMI 20, 21 E 22, LEGGE N°247/07.

 

Il sottoscritto Sig. ___________________, nato a ________________ (_____) il _________ e residente in ________________ (___) alla Via _____________________, C.F.:________________________________, con il  presente atto

PREMESSO

il sottoscritto è dipendente di __________________________, ed ha prestato la sua attività lavorativa per i periodi risultanti dal curriculum (e comunque dal _____________ al _____________) in qualificata esposizione a polveri e fibre di amianto, ed ha domandato il rilascio della certificazione di esposizione, utile ad ottenere l’accredito contributivo ex art. 13, comma 8, Legge n°257/92.

Il sito dove il sottoscritto ha prestato la sua attività lavorativa è contemplato tra quello oggetto di atto di indirizzo del Ministro del Lavoro, che ha accertato la qualificata esposizione di tutti i dipendenti, al di là delle mansioni, e per coloro che avessero superato i 10 anni di lavoro, il relativo beneficio della moltiplicazione del periodo con il coefficiente di 1,5.

Nelle more, con l’art. 1, commi 20, 21, 22, Legge n°247/07 il legislatore ha sancito la presunzione iuris et de iure di esposizione qualificata nei siti oggetto di atto di indirizzo fino all’inizio delle effettive bonifiche e comunque al 02.10.2003, conferendo il diritto soggettivo a tutti i lavoratori che vi avessero prestato la loro attività per oltre 10 anni,  senza distinzione di mansioni.

Il successivo D.M. 12.03.2008 è stato oggetto di parziale annullamento per effetto della Sentenza del TAR del Lazio n°5750/09, che ha travolto anche il successivo atto di INAIL centrale, con il quale si tendeva a limitare a soli 15 siti l’ambito di operatività della norma.

L’atto amministrativo contra legem è illegittimo e va disapplicato.

Per quanto sopra, il sottoscritto, come generalizzato in atti, in forza della sussistenza dei presupposti di legge e di diritto (ed anche quelli di cui all’art. 1, lettere a) e c), D.M. 12.03.2008)

CHIEDE

in suo favore il rilascio del certificato di esposizione, fino al 02.10.2003, o per il diverso periodo che fosse ritenuto (in quest’ultimo caso con riserva di adire l’Autorità Giudiziaria).

Con il presente atto, contestualmente, l’INAIL si pone in mora in ordine ai danni tutti, patrimoniali e non patrimoniali, patiti e patiendi, per i quali ci si riserva di agire giudiziariamente in tutte le competenti sedi.

(il sottoscritto contestualmente nomina quale suo procuratore e difensore l’Avv. Ezio Bonanni, del Foro di Roma, con studio in Roma (RM) alla Via Crescenzio n°2, Scala B, Interno 3).

Con ossequi.

Lì, ___________________

Sig. _________________________________

 

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COMUNICATO STAMPA

MOBILITAZIONE ROMA 17 SETTEMBRE

ASSOCIAZIONI, MOVIMENTI, SINDACATI

UNITI NELLA LOTTA PER IL RISARCIMENTO

DELLE VITTIME DELL’AMIANTO

Un folto gruppo di lavoratrici e lavoratori, famigliari di cittadini morti per amianto, amministratori pubblici di alcuni territori  ha presidiato questa mattina alle ore 11,00 la sede del Ministero del Lavoro in via Veneto a Roma. Nel corso del presidio, organizzato da associazioni, movimenti, sindacati uniti nella lotta per il risarcimento delle vittime dell’amianto, una delegazione è stata ricevuta dal Capo di Gabinetto del Ministro del Lavoro Sacconi , Consigliere Monticelli, che ha fornito risposte alle domande formulate sulla mancata emanazione del Decreto attuativo della legge a favore delle vittime dell’amianto e sull’atteggiamento del Ministero di fronte al ricorso al TAR del Lazio vinto da alcune associazioni per il riconoscimento dei benefici ad una platea di lavoratori ben più vasta di quella stabilita dal decreto ministeriale.

Le risposte fornite dal Ministero del Lavoro sono state le seguenti:

 

1) L’iter per l’emanazione del decreto del Fondo Vittime Amianto non è terminato – è all’attenzione del Ministero dell’Economia - ma si spera che la sua approvazione non tardi e possa essere annunciata alla Seconda Conferenza Nazionale sull’Amianto di Torino del 6,7,8 Novembre 2009. Sembra certo che i beneficiari del Fondo saranno solo i lavoratori già riconosciuti dall’Inail, nulla spetterà agli altri lavoratori non soggetti al riconoscimento Inail e ai cittadini morti per amianto vittime di esposizione domestica e ambientale.

2) Il Ministero del Lavoro ricorrerà al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR.

 

 

Alle ore 14,00 rappresentanti delle associazioni, dei sindacati, con alcuni amministratori, si sono riuniti in assemblea presso il Senato della Repubblica con alcuni Senatori ( Felice Casson, Maria Antezza, Carlo Chiurazzi ). E’ stato messo a punto il programma della seconda Conferenza Nazionale Amianto che avrà per titolo “ Amianto e Giustizia “. L’amianto resta un’emergenza ambientale e sanitaria con i suoi 4.000 morti ogni anno, con un consistente aumento dei deceduti per cause domestiche e ambientali; con le 30 milioni di tonnellate di amianto ancora presenti sul territorio nazionale che richiedono di essere censite, bonificate e smaltite.

La Conferenza si svolgerà a Torino sede del più grande processo per amianto che sia mai stato celebrato, contro i responsabili della multinazionale Eternit.

Forse la magistratura è più sensibile alle morti per amianto del Governo: alle ore 19,00 sempre di oggi il Giudice per l’udienza preliminare di Padova Dott.ssa Cameran, dopo numerose udienze ha deciso il rinvio a giudizio dei responsabili della Marina Militare per la morte per mesotelioma pleurico di due marinai a causa dell’esposizione all’amianto.

I famigliari sono stati risarciti dalla Marina con 850.000 euro a famiglia, uscendo dal processo. Resteranno invece al processo, che si aprirà il 10 Gennaio 2010, le due parti civili rimaste: l’Associazione Italiana Esposti Amianto e Medicina Democratica, movimento di lotta per la salute.

 

 

Associazioni delle vittime dell’amianto presenti:

Associazione italiana esposti amianto (Milano, Paderno D,, Turbigo, Savigliano, Caserta, Matera, Larderello, Sardegna, Broni, Pistoia, Roma, Fermentino), Medicina Democratica, Movimento di Lotta per la Salute, ISDE,  Fondazione Bepi Ferro Onlus,  Lega Ambiente, Contramianto e altri rischi Onlus (Taranto), AVANI (Broni), Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio Sesto S. Giovanni e Tezze sul Brenta , AEA-FVG, Trieste, AEA Monfalcone

 

Sindacati presenti:

CGIL nazionale, CGIL, Sardegna, CISL nazionale, CISL Basilicata, FIOM-CGIL nazionale, FIOM Basilicata , FIM-CISL nazionale, UILCEM Sardegna, CUB nazionale, FISMIC nazionale, CISAL Toscana, UGL Toscana, Federazione INTESA, SLAI-COBAS Praia Mare (CZ), UGL Sardegna

 

Esperti presenti:

Esperti dell’amianto nel campo del diritto (da Roma, Latina, Nola, Larderello); esperti in campo medico-epidemiologico ( da Milano, Padova)

 

Amministratori  presenti:

Assessore al lavoro Matera, Assessore all’Ambiente Broni, Assessore alle politiche del lavoro Provincia di Matera, Assessore alle Attività produttive del Comune di Ferrandina (MT)

 

 

Per contatti

Fulvio Aurora, AIEA Milano 3392516050

Michele Michelino, Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio , 3357850799

Luciano Carleo, Contramianto e altri rischi onlus  3288228177

www.conferenzamianto2009.beepworld.it

 

 

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La iniziative del 17 settembre a Roma

 

Il Comitato promotore della Conferenza Nazionale Amianto

ha organizzato a Roma una giornata di mobilitazione

per giovedì 17 Settembre p.v..

Due gli appuntamenti ai quali sono chiamati

gli aderenti all’iniziativa

Il presidio per il Fondo Vittime Amianto

 alle ore 11,00 in Via Veneto – Ministero del Lavoro

L’incontro alle ore 14,30 al Senato in Via di S. Chiara 5

per discutere l’organizzazione e i temi della Conferenza

 

FONDO VITTIME AMIANTO

 

GIUSTIZIA PER TUTTE LE VITTIME DELL’AMIANTO

Roma 17 settembre 2009

Ore 11,00 Presidio in Via Veneto -  Ministero del Lavoro

 

La battaglia delle associazioni e dei comitati di lotta degli esposti e vittime dell’amianto, dei sindacati e dei movimenti contro l’amianto e le sue drammatiche conseguenze, ha contribuito a far passare la legge n. 244/07 (legge finanziaria per il 2008 art. 1, commi 241 – 246), che ha istituito un fondo per le vittime dell’amianto che hanno contratto malattie causate dal pericoloso killer e dalla fibra “fiberfrax” , riconoscendo tale diritto, in caso di morte, anche  per gli eredi delle vittime.

 

A 20 mesi dalla promulgazione della legge, il governo non ha ancora emanato il decreto attuativo del FONDO VITTIME AMIANTO (doveva essere fatto entro  90 giorni) e le vittime dell’amianto continuano ad aspettare invano giustizia.

 

In questo modo il governo non adempiendo agli obblighi di legge si pone da “fuorilegge” evadendo gli articoli 3, 32, e 38 della Costituzione, rendendosi complice di precise scelte imprenditoriali a danno delle lavoratrici e dei lavoratori esposti all’amianto e delle loro famiglie.

 

Senza decreto attuativo per il “Fondo Vittime dell’Amianto” anche l’Inail continua a comportarsi peggio di qualsiasi assicurazione privata negando diritti a chi è stato esposto all’amianto, costringendo lavoratori e cittadini a riempire i Tribunali della Repubblica Italiana con lunghe cause che spesso prima della conclusione si esauriscono per morte dei ricorrenti.

 

Nel frattempo le vittime dell’amianto, dei veleni e delle sostanze cancerogene usati nei processi lavorativi e di produzione continuano ad aumentare. Le vittime continuano a morire in silenzio mentre i loro famigliari aspettano invano una giustizia che non arriva mai.

 

I morti sul lavoro e di lavoro, le vittime dei cancerogeni usati nei luoghi di lavoro, in particolare l’amianto, non sono frutto di fatalità. Sono sempre frutto di precise scelte imprenditoriali e istituzionali che subordinano la salute alla ricerca del massimo profitto calpestando la vita umana e lo stato di diritto.

 

L’amianto ha provocato una strage di lavoratori e cittadini, un danno umano, sociale e ambientale enorme.

 

L’amianto In Italia è fuorilegge dal 1992, e ad oggi ci sono ancora 32 milioni di tonnellate di amianto da smaltire, 5000 ogni anno sono le persone che muoiono per tumori derivanti  da questa sostanza, mentre migliaia sono i malati. Tenendo conto che il tempo di latenza del mesotelioma (il tipico tumore derivante dall’amianto) è di 20-30 sino a 40 anni si ipotizza che il picco dei morti si raggiungerà nel 2020-2030, con un altissimo numero di morti  e malati.

 

NON VOGLIAMO CHE SUCCEDA AD ALTRI QUELLO CHE E’ SUCCESSO AI NOSTRI COMPAGNI DI LAVORO, AI NOSTRI CARI, E AI TANTI CITTADINI DI QUESTO PAESE.

 

LA NOSTRA LOTTA E’ UNA BATTAGLIA DI CIVILTA’ E’ LA LOTTA DI TUTTI COLORO CHE CREDONO NELLA GIUSTIZIA. Per questo:

 

VOGLIAMO SUBITO IL FONDO VITTIME DELL’AMIANTO, RIVENDICHIAMO la BONIFICA AMIANTO dei SITI inquinati, pretendiamo la SORVEGLIANZA SANITARIA per chi è stato ESPOSTO all’ amianto.

 

AIEA - CONTRAMIANTO e altri rischi onlus - Lega Ambiente - - Medicina Democratica – AVANI -  Associazione delle vittime di Casale Monferrato - AEA FVG - Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro  e nel territorio Sesto San Giovanni - Comitato per la difesa della salute nei posti di lavoro e nel territorio Tezze sul Brenta Bassano del Grappa - Fondazione Bepi Ferro Onlus - ISDE - AEA Monfalcone -  Federazione INTESA - SLAI COBAS  - CISL – FIM/CISL -CUB  – CGIL –  FIOM/CGIL  -   FISMIC

 

Nel corso del presidio una delegazione ha chiesto di essere ricevuta al Ministero del Lavoro per esporre le ragioni delle Associazioni, Comitati e Sindacati.

 

Della delegazione unitaria dei partecipanti all’incontro al Ministero del Lavoro per il FONDO VITTIME AMIANTO fanno parte:

 

Delegazione:

SEN. FELICE CASSON
FULVIO AURORA
DOTT. ENZO MERLER
AVV. EZIO BONANNI
LUDOVICO FERRONE
GIANNI ALIOTA
MICHELE MICHELINO
LUCIANO CARLEO
PIERLUIGI SOSTARO
SILVIO MINGRINO

 

 

INCONTRO

ORGANIZZAZIONE e TEMI DELLA CONFERENZA

AMIANTO E GIUSTIZIA

Ore 14,30 SENATO Via di S. Chiara 5

 

Al Senato si discuterà con il Sen. Felice Casson e con tutti presenti le modalità di svolgimento della Conferenza, mettendo a fuoco quanto già sommariamente definito.
E' necessario che la Conferenza risponda ad alcune domande sui tre temi che abbiamo individuato e nell'ottica del titolo della Conferenza Amianto e Giustizia.

Partecipanti:

 

ASSOCIAZIONI

Fulvio Aurora, AIEA e MD
Silvio Mingrino, A.V.A.N.I. Broni
Michele Michelino, Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro
e nel territorio Sesto San Giovanni
Luciano Carleo, CONTRAMIANTO e altri rischi onlus

Anna Maria Virgili, AIEA Lazio
Antonio Faccin, AIEA Turbino
Emilio Pampaluna, AIEA Turbigo
Oscar Misin, AIEA Turbigo
Tiziano Volpato, AIEA Turbigo
Mauro Peretti. AIEA Larderello
Maurizio Cardellini, AIEA Larderello
Alesssandro Rossi, AIEA Larderello
Elio Quattrocchi, AIEA Fermentino
Alberto Alberti, AIEA Ferrara
Antonio Vita, Latina
Aldo Guazzara, Latina
Lino Canta, AIEA Caserta
Mario Murgia, AIEA Val Basento
Renzo Puggioni AIEA Sardegna
Antonio Braccini, Sardegna
Ulderico Pesce, Dolomiti Lucane

SINDACATI
Mario Panunzio, Federazione INTESA
Palmiro Cillara, CGIL Sardegna
Costantino Soru, UILCEM Sardegna
Giuseppe Gianella, CGIL Basilicata,
Emanuele Nicoletti, CISL Basilicata
Luigi Pacchiano, Slai Cobas Praia a Mare (Cz)
PiereLuigi Sostaro, CUB Nazionale
Marco Benivogli, FIM Nazionale
Ludovico Ferrone CGIL Nazionale

ESPERTI
Dott.. Edoardo Bai, Lega Ambiente
Dott. Plinio Amendola, Lega Ambiente
Prof. Marina Musti, Registro Mesotelioma Puglia
Dott. Alessandro Marinaccio, Registro Nazionale Mesotelioma
Dott. Enzo Merler, Registro Mesotelioma Veneto
Dott. Valerio Gennaro, Registro Mesotelioma Liguria
Dott. Giorgio Zampetti
Avv. Ezio Bonanni
Avv. Michele Torti
Avv. Stefano Oriano

ISTITUZIONI
Salvatore Auletta, Ass. alle Politiche del Lavoro Provincia di Matera
Ing. Mario Fugazza, Ass. Ambiente Comune di Broni

Altri esperti hanno comunicato di non poter venire il 17, ma saranno presenti alla Conferenza Nazionale Amianto di Torino come il Dott. Mirabelli del Registro Mesoteliomi del Piemonte, il Prof. Terracini e il Dott. Zirulia del Centro Amianto di Casale Moneferrato, il Prof. Berrino dell'Istituto dei Tumori di Milano.

 

(L’elenco dei partecipanti non è esaustivo in relazione al continuo aggiornamento ci scusiamo per eventuali imprecisioni di trascrizione )

 

 



 

 


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